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STORIE D'AMAZZONIA
23/09/2014
Americhe
BRASILE, ECUADOR, PERU'



Iquitos, Perù 27.08.2010

Hola Hermano,
sono arrivato da poche ore in questa città peruviana ed è, dopo oltre venti giorni, il primo vero contatto con la civiltà. Non hai idea di cosa i miei occhi hanno visto e con difficoltà riesco a decifrare le tante emozioni provate. Però voglio scriverti, così sono sicuro di non dimenticare nulla e di potere condividere con te questo sogno.

Sono partito, in compagnia di un gruppo per una spedizione, da una cittadina di nome Coca in Ecuador. Qui dopo aver fatto scorta di viveri, abbiamo effettuato tre giorni di navigazione su piccole canoe scavate dal tronco di alberi. L’obiettivo della spedizione è contattare e filmare la tribù degli Huaroani.

Per cinque giorni abbiamo dormito in tenda trovando rifugio in piccole insenature, che sbucano di tanto in tanto. Quando siamo arrivati al villaggio, gli Indios ci hanno accolti benissimo, offrendoci ospitalità e facendoci conoscere i loro usi e costumi. E’ stato un sogno ed al tempo stesso un'esperienza incredibile. L’avventura poi è proseguita con un trekking di quattro giorni in cui abbiamo attraversato la selva in tutta la sua bellezza e le sue difficoltà.

 Dormire nel mezzo della foresta è stato faticoso ed al tempo stesso pericoloso per le innumerevoli insidie incontrate, un trekking durissimo ma abbiamo saputo trovare la forza di andare avanti grazie alla consapevolezza che stiamo facendo qualcosa di straordinario. Abbiamo poi ripreso la navigazione lungo un altro fiume: il Rio Yasuni, tutto sembra andare per il meglio ma ad un certo punto un tronco molto grosso ha tranciato la canoa provocando una enorme falla al centro. La prima sponda sabbiosa del fiume è stata la nostra salvezza, la canoa si è spaccata al centro, subito abbiamo preso consapevolezza del pericolo, senza alcun contatto col mondo e nessun modo di chiedere aiuto. Immediatamente la mia mente viene assalita da mille pensieri, se mai si fossero accorti della nostra scomparsa sarebbe stato tardi, trovarci era impossibile. La foresta amazzonica è immensa, quindi dovevamo farci forza e trovare una soluzione. Ma come si poteva fare? Fortunatamente, l'esperienza del capo spedizioni è stata determinante: tamponare la falla con del fango argilloso poteva essere una soluzione. Questo stratagemma ci ha permesso almeno di ripartire e cercare aiuto al primo villaggio.

Ci rimettiamo in navigazione speranzosi ma anche consapevoli che la situazione non è per niente facile. Appena partiti infatti, la canoa ha cominciato a prendere di nuovo acqua, ma non potevamo fermarci, dovevamo proseguire. Il fango a contattato con l’acqua si scioglie come il burro e solo un grande lavoro di squadra ci ha permesso dopo ben cinque ore di navigazione di giungere ad un villaggio. Finalmente potevamo ritenerci salvi. Con l’aiuto della popolazione locale abbiamo riparato la canoa e abbiamo proseguito la navigazione per altri tre giorni fino ad arrivare a Nuevo Roccaforte, punto di confine tra Ecuador e Perù, qui troviamo ospitalità negli alloggi dei militari. Lo scenario è totalmente cambiato, siamo di fronte il Rio Napo, uno dei maggiori affluenti del Rio delle Amazzoni. La navigazione è proseguita fino ad Iquitos, da dove ti sto scrivendo, adesso riposeremo fino al 29 per poi ripartire con un aereo bielica dell'aviazione militare peruviana alla volta di Angamos, avamposto militare situato sul Rio Yavarì, fiume che separa Perù-Brasile. Qui andremo alla ricerca della tribù dei Mayorunas, detti anche uomini giaguaro. Sai Hermano, questa avventura è prima di tutto una grandissima esperienza di vita, sto imparando tanto, ma soprattutto ogni giorno ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di conoscere questi popoli incredibili e vivere questi momenti meravigliosi. Sono certo che al mio rientro in Italia tutto avrà un sapore diverso e forse è l’inizio di un cambiamento, che già sento forte, cominciato dentro di me. Sto filmando tutto e facendo tante foto e pensa che quello che ti ho scritto e' solo un piccola parte di tutte le cose che sono successe finora.

Ho fatto mie le parole dell'antropologo, scrittore, viaggiatore Mauro Burzio, che abbiamo intervistato a Quito: “Cari amici non sapete la fortuna che avete...siete stati baciati da Dio per aver avuto l’opportunità di conoscere i meandri della foresta amazzonica, ma al contempo sarete due volte benedetti da Dio se ne uscirete fuori vivi e senza ferite”.
Sembra un' esagerazione ma credimi non lo è, l 'Amazzonia sa mettere diversi ostacoli lungo il cammino di chi decide di esplorarla e solo uomini dotati di grande coraggio e pazienza potranno affrontarli e superarli. Abbiamo combattuto contro insetti mai visti e che neanche immagini, attraversato tronchi sospesi su fiumi, camminato nella foresta con la pioggia che rendeva tutto fangoso, tagliato tronchi d'albero nel mezzo del fiume che ostacolano il passaggio, montato la tenda su terreni improbabili e in notti buie, bevuto acqua bollita dal fiume e abbiamo razionato il cibo. La presenza costante di insetti mette a dura prova anche le menti più serene. In un a sola notte le formiche Sauba possono ridurre vestiti e zaino in pochi fili, le zecche si attaccano come sanguisuga, il millepiedi secerne cianuro e i vermi parassiti causano cecità. Il Torsalo riesce a insinuarsi attraverso i vestiti per depositare uova che si schiuderanno e si incisteranno sotto la pelle della vittima. Poi c’è il Triatoma infestans, che punge la vittima sulle labbra trasmettendole un bacillo che si manifesterà tra vent’anni.

Ma se ora sono qui a scriverti e' perchè la Selva, come dicono gli indios, mi ha ridato al mondo e la grande anaconda attende per ricevermi alla fine del grande viaggio della vita. Amico mio, e’ proprio vero quello che non ti uccide ti rende più forte. Ci vediamo in Italia.

Il mio racconto dell' Amazzonia, comincia da qui da questa mail inviata ad un amico che sintetizza le emozioni forti provate e la voglia di condividerle. Come diceva lo scrittore Saramago: " il viaggio nasce prima dentro di noi, poi si manifesta materialmente", ed è così che è stato per me.


Gennaio 2010: mentre stavo seduto sul divano di casa a pensare alla prossima meta, ad un tratto sentì forte il desiderio di fare qualcosa di diverso, di grande, forse anche più grande di me, qualcosa che andasse oltre i miei limiti. Allora pensai a cosa potesse essere, quale viaggio potesse mettermi davvero alla prova, furono tanti i posti che pensai ma uno su tutti primeggiava, quel posto era la foresta amazzonica. Solo pronunciarne il nome mi emozionava, ma come fare? come organizzare il viaggio? da dove partire e dove arrivare?
Avevo tante domande che mi frullavano in testa e dovevo partire da zero... ma ormai il sogno era cominciato.
I mesi a venire trascorsero studiando tutto quello che trovavo, siti web, libri, racconti di viaggio, cartine geografiche, tutto ciò che parlava di Amazzonia era diventato il mio pane quotidiano. Guardando sul planisfero constatai l’immensità della foresta che abbracciava ben sei Stati del Sudamerica, ed allora un'altra domanda, quale parte esplorare? Ma la voglia era tanta che non avrei potuto scegliere, così decisi che avrei fatto la traversata completa del Rio delle Amazzoni in solitaria. La mia idea era quella di partire dal suo estuario, la città di Belem in Brasile e risalire i circa 5500km fino ad Iquitos in Perù, servendomi di imbarcazioni mercantili e mezzi di fortuna che avrei trovato lungo il tragitto. L’amaca e la tenda sarebbero state il mio letto e la mia casa, in amaca avrei dormito lungo i pontili delle imbarcazioni ed in tenda quando sarei stato sulla terra ferma.


Cominciavo a sognare ad occhi aperti, una grande avventura da fare da solo, avrei avuto tempo per confrontarmi con me stesso, con i miei pensieri e riflettere sul senso della vita. In quei mesi lessi diversi libri tra cui quello di un viaggiatore Franco Monnet che aveva fatto la traversata completa da solo ed in canoa. Contattai Franco che mi diede preziosi consigli, ricordo uno su tutti: “Non portare nessuna arma, nessun coltello, porta il sorriso e fai capire che dietro i tuoi occhi si nasconde solo voglia di conoscenza, non ti succederà nulla”. Più studiavo il viaggio, più mi rendevo conto di quanto poco materiale avessi trovato, anche su internet, capì allora che mi stavo imbattendo in una grande avventura e questo mi piaceva, non era un viaggio consuetudinario. Ero felice ed al contempo avevo anche paura, ma la voglia di andare oltre il mio limite era più forte. Le mie domeniche passavano in libreria a leggere, capire, ma più studiavo più mi rendevo conto che buona parte del viaggio lo avrei programmato e vissuto giorno per giorno. In quei mesi, ogni giorno sognavo ad occhi aperti a quando sarei stato nella foresta, a quando avrei incontrato gli indios e a quando avrei dormito sull’amaca, magari coccolato dal dolce andare del Rio delle amazzoni. E proprio in uno di quei miei girovagare sul web, per caso mi imbattei in un video di Tiziano Terzani, fino a quel momento non sapevo chi fosse, fui così attratto da quel video che i suoi filmati diventarono per me come una calamita. Il giorno dopo corsi subito in libreria a comprare il libro: “La fine è il mio inizio”.
Ho voluto menzionare Terzani perché ha significato molto per me in quel periodo, ritengo sia stato il motore trainate del mio sogno. Niente capita per caso nella vita, sentivo che qualcosa oltre la materia lavorava per me…
La preparazione al viaggio fu ultimata con un cocktail di vaccinazioni che mi avrebbero coperto contro diverse malattie, ma non contro eventuali infezioni.


1 agosto 2010: il grande giorno era arrivato, l’avventura aveva inizio. Appena partito tutto sembrava andare per il meglio, ma ecco che accade l’inimmaginabile. Arrivato a San Paolo in Brasile la polizia federale mi fermò per un controllo ordinario, purtroppo quel controllo diventerà serio, difatti da cinque minuti passarono diverse ore, addirittura presero le impronte digitali aspettando che il risultato desse esito negato. Solo dopo fui a conoscenza che era in atto una grande operazione da parte dell’Interpool, c’era stata una segnalazione che narcotrafficanti sotto falso nome erano in transito a San Paulo. Questo inconveniente mi fece perdere l’aereo di collegamento tra San Paolo e Belem. Era ormai sera tarda e mio malgrado dovetti dormire in un albergo dell’aeroporto, altro che amaca sul pontile! L’indomani il volo era nel tardo pomeriggio, quindi dovevo riempire la giornata. In Brasile avevo vissuto nel 2006 e a San Paolo avevo diversi amici, tra cui il presidente dell’associazione italo-brasiliani. Telefonai a Gianni invitandolo a prendere un caffè, nel 2006 mi era stato molto vicino dandomi una gran mano. La sua cordialità non era cambiata difatti corse subito in aeroporto a prendermi e dopo baci ed abbracci eravamo in centro a chiacchierare.
Raccontai del mio progetto e lui un po' perplesso mi disse che dovevo stare molto attento, che la foresta amazzonica era tutt’altro che facile da esplorare. Resta a cena, esclamò, ti presenterò un caro amico documentarista che nei prossimi giorni partirà per una spedizione in amazzonia. Ringraziai per l’invito ma non potevo accettare, avevo l’aereo per Belem e non potevo perderlo nuovamente. A quel punto mi disse: “E se partissi anche tu con loro? Se facessi anche tu parte della spedizione?”. Lo guardai ridendo: "Come fanno a portarsi dietro me? Non mi conoscono”. Io ti conosco, disse Gianni e conosco Alessandro. Tu puoi andarci!
Nel tragitto che mi riportava all’aeroporto tanti furono i pensieri che mi passavano per la testa e dentro di me sentivo che quell'aereo dovevo perderlo. Arrivati all’aeroporto chiesi alla compagnia di spostare il mio volo di un altro giorno e loro acconsentirono. Ero a quella cena! dopo un po' di imbarazzo iniziale, Alessandro mi racconto' i punti salienti della spedizione. Era fantastico sentirlo parlare, volevo farne parte! Ed allora con spavalderia chiesi se potevo aggregarmi. La prima cosa che mi chiese fu se ero vaccinato contro diverse malattie e soprattutto se ero consapevole a cosa andavo incontro, sottolineando che una volta entrato nella selva, avrei dovuto proseguire fino alla fine. Mi consegno' il programma di viaggio e disse: " dormici su, domani mi darai la risposta, se deciderai di venire manderò i dati del tuo passaporto alle ambasciate in Ecuador e Perù per i permessi governativi". In verità in quel momento avevo già deciso, non potevo farmi scappare un'occasione così grande. Leggevo quei documenti e mi sembrava la trama di un film d’avventura! Come è strana la vita, quando tutto sembrava complicarsi, ad un tratto mi trovavo a vivere una realtà che sarebbe andata oltre i miei sogni.

clicca qui per leggere la prima parte dell'avventura





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