Facebook YouTube Google+ Instagram LinkedIn National geographic
  Photo Gallery
clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire
TRACKS
28/09/2014



"La vita è come un libro, e chi non viaggia ne ha letto una sola pagina"

Sant'Agostino

Viaggiare è un'arte. Chissà in quanti l'avranno già detto, e quanti ancora lo diranno. Tuttavia nel corso del tempo si ha avuto modo di assistere all'inflazionarsi di questo nobile termine. Termine che evoca immagini meravigliose, quali che ne siano gli oggetti. Viaggio che in questo ritratto fortemente ed inevitabilmente naturalistico del regista australiano assume un senso altro, qualcosa di più del semplice macinare distanze. Protagonista una meravigliosa Mia Wasikowska, sempre più a suo agio, sempre più al top. Ed è di per sé evidente che per un racconto del genere servisse un interprete forte, che infondesse quell'intensità che deve trasmettere un personaggio come Robyn Davidson. Tracks è infatti il best seller scritto dalla Davidson a seguito del suo lungo viaggio attraverso il deserto australiano; trattasi dunque di una storia vera. Il film narra la storia di Robyn Davidson, una scrittrice australiana che nel 1977 intraprende un viaggio attraverso il deserto australiano per una lunghezza di ben 2700 kilometri, da Alice Springs fino alla costa dell’Oceano Indiano. Ad accompagnarla in questo percorso impervio, quattro cammelli e la sua fedelissima cagnetta, una deliziosa Labrador nera. La pellicola di Curran ricostruisce questa straordinaria vicenda, nonché il suo antefatto (la faticosa preparazione della Davidson per imparare ad addestrare i cammelli selvaggi), da Alice Springs fino al mare, attraverso lo sterminato bush australiano. Ad accompagnarla nei nove mesi di viaggio, soltanto quattro cammelli e il fedele cane.Curran ha un'intuizione, che peraltro risulta vincente: quella di servirsi degli spazi esterni come spazi introspettivi. Le tracce che Robyn lascia lungo il suo travagliato cammino sono quelle che, in realtà, tale cammino marchia a fuoco in lei. Ed è già avventura, non più viaggio. Non lo capiamo subito, e di questo bisogna riconoscerne il merito a regista e sceneggiatore, che lavorano molto bene con la loro e sulla loro protagonista: quella che, da spavalda avventuriera senza limiti ma consapevole della sua inadeguatezza, sperimenta con graduale violenza quanto la sua ambizione rischi di travolgerla fino al sacrificio estremo.

Tracks non nasconde la spiccata fragilità della giovane avventuriera, la quale ad un certo punto dirà esattamente che intende «dimostrare che anche persone normali possono fare cose impossibili». Nessun disagio, dunque? Beh, questa sarebbe l'intepretazione più errata in cui ci si possa imbarcare. Perché il disagio di Robyn è lì, svelato con pudore ma ad un certo punto talmente manifesto da accecare gli occhi. Il vero deserto che vive la protagonista è quello che lei stessa, intenzionalmente o meno, ha costruito intorno a sé: una gabbia in cui a nessuno è permesso entrare, né all'interno della quale è consentito anche solo sbirciare. Tremenda questa condizione, che fa passare in secondo piano tutto il resto: gli stenti, la fatica, persino la ragionevolezza del proposito iniziale.

Perché quella di Robyn è anzitutto vita, ridotta a simboli, metafore, ma pur sempre vita. Un'esistenza fatta di carcasse di animali morti, così come tante ne vediamo nel corso del film, personaggi decisamente particolari (come lo spassosissimo aborigeno Eddy), gente il cui magari inconsapevole scopo è solo quello di recare fastidio, persone che ci amano, persone che non ci capiscono, bestie, persone. Un invito a tornare in sé stessi, come appunto il già citato Sant'Agostino esortava a fare. Qualche analogia, volendo, la possiamo trovare con Into the Wild, da cui però Tracks si discosta e per obiettivi e per sviluppo. Il percorso di Robyn rappresenta senz'altro una "fuga dalla civiltà", animata però da un atteggiamento apparentemente più genuino rispetto a quello di Alexander Supertramp: quest'ultimo opera una scelta di vita, anche e forse soprattutto in odio a tutto ciò a cui era stato abituato sino a quel momento. Robyn no, la sua è una decisione più viscerale, dalla quale la mente si è dovuta in parte astenere; in questo senso è più genuina, poiché essenzialmente vuota di tutto quel contorno pseudo-intellettuale che ha Supertramp.


Tracks è la storia di una risalita, quella che porta a riscoprire sé stessi, a riemergere dalle acque dell'Oceano completamente rigenerati, anche se non senza passare da un'estrema sofferenza, da quella solitudine radicale che in fondo è presupposto base ai fini del raggiungimento di tale meta. Into the Wild ci mostra invece la strada verso l'abisso, sentiero intrapreso senz'altro con la medesima sincerità, e che non a caso approda ad una delle conseguenze possibili, la più devastante. Ed è in questo suo indossare una nuova pelle che Robyn trova un senso e che noi veniamo in qualche modo catturati, quando lei, da arrogante viaggiatrice quale è all'inizio, diviene la più che dignitosa avventuriera della seconda parte del film.
Certo, il rischio è un po' di perdersi in mezzo a tutto quell'indugiare su paesaggi e contorni, che però servono, anzi sono imprescindibili per raggiungere lo scopo che Tracks si prefigge. Un film che si lascia guardare immergendo lo spettatore nel tipo di viaggi che portano anima e corpo ad una nuova consapevolezza di sé e del mondo.

Titolo: Tracks
Nazione: AUSTRALIA
Genere: Drammatico
Durata: 112 min.
Regia: John Curran
Interpreti: Mia Wasikowska, Adam Driver, Emma Booth, Rainer Bock, Jessica Tovey, Tim Rogers, Robert Coleby, Melanie Zanettin
Uscita: 2014



Resta sempre aggiornato con la Newsletter di Backpacker Adventure.
Contattami per approfondimenti o collaborazioni.