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WALTER BONATTI
15/12/2014



In questa recensione non voglio raccontare la vita di Bonatti, le sue innumerevoli imprese alpinistiche o le sue avventure in giro per il mondo, voglio raccontare il Bonatti uomo, della sua persona e di quello che ha saputo e sa ancora oggi trasmettere alle persone.

Walter nasce nel 1930 a Bergamo, prima alpinista estremo, poi grande fotografo e narratore di avventure per il settimanale Epoca, infine scrittore. Grazie a lui, le avventure condotte in mondi lontani e sconosciuti sono entrate nelle case degli italiani, attraverso i suoi reportage ha fatto conoscere popoli, culture e paesaggi. Ha condotto una vita che molti sognano ma pochi realizzano: una vita libera. Attraversata con il candore e i sentimenti puri di un ragazzo di provincia che va alla scoperta del mondo. Ha imparato a rispettare la montagna e la natura, capendo che siamo tutti parte della stessa cosa, il creato. Ha vissuto come un eroe, un Ulisse del novecento, arso dal desiderio inestinguibile di conoscere il mondo e se stesso.

Walter ci ha offerto con le sue storie e le sue fotografie, stimoli per invitarci ad uscire dal nostro orizzonte quotidiano e a cercare il senso della vita nei grandi spazi oppure in quel piccolo, immenso spazio che siamo noi stessi. I suoi miti da bambino furono Defoe, Salgari e London, infatti nelle sue conferenze raccontava come le storie narrate da questi avventurieri siano stati i suoi vangeli e di come nel corso della sua vita sia andato a ricercare quei posti di cui aveva tanto letto, cercando poi di vivere dal vivo quelle emozioni provate da bambino. 
Benché la sua terra nativa sia la piatta pianura padana, il suo destino corre alla conquista delle cime più alte del mondo. Soprannominato il Re delle Alpi, nel 1950 scala, aprendo una nuova via, il Gran Capucin, ancora ventiquattrenne fa parte della spedizione alpinistica capitanata da Ardito Desio, che porterà Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sulla cima del K2 8816mt. Le polemiche nate dopo la spedizione saranno, purtroppo, parte integrante della vita di Walter, difatti rimase talmente deluso dall'atteggiamento e dalle dichiarazioni false dei suoi compagni da prediligere, da allora in poi, imprese alpinistiche condotte prevalentemente in solitaria.

Nel 1955 scrive forse una delle pagine più belle della storia dell’alpinismo, diventando poi una vera e propria icona. Scala in solitaria il pilastro sud ovest del Petit Dru, nel gruppo del Bianco, restando in parete per sei giorni. Dopo cinque giorni di arrampicata su verticalità assolute e con punti di ancoraggio aleatori, Walter si trova di fronte a una parete insormontabile. Non c'è possibilità di traversare a destra o a sinistra in quanto la roccia è troppo liscia e non è possibile nemmeno ritirarsi in doppia, a causa della tipologia della parete appena superata, collega allora tutti i cordini e il materiale da roccia che ancora gli resta a formare un grappino da lanciare alla fine di un lunghissimo pendolo. Lo tenta almeno una decina di volte e alla fine riesce a uscire dalla situazione di stallo e a raggiungere la vetta. Saranno ancora tante le imprese alpinistiche di Walter ma è con la scalata del Cervino, che gli vale la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica, che chiude la carriera di alpinista estremo ed intraprende quella di fotoreporter-esploratore. Fu contattato dal settimanale Epoca che gli propose di scrivere, in tutta libertà, reportage sulle sue avventure, contribuendo a realizzare il sogno di vivere una vita libera. Un matrimonio che durerà fino al 1979.

 

 A proposito delle sue foto diceva:

“La fotografia per me è stata una necessità, all’inizio, ritraevo infatti le montagne che ero interessato a scalare, poi col passare del tempo le mie foto si fecero più dettagliate, descrittive, importanti per le mie esperienze, sempre più varie ed estese al mondo intero. Presto scoprii che ogni mia fotografia si era trasformata in una specie di scheda, l’emozione di ogni momento lì fermata. Diventai bravo quando cominciai a pubblicare i miei resoconti sui giornali, per questo i critici cercarono di inquadrarmi come un professionista. Io non sono fotografo, ripetevo, ma un uomo di avventura che si inventa le proprie esperienze, le vive, le annota con la penna e la macchina fotografica”.

La vita ha regalato tanto a Walter, ma c’è da dire che niente arriva per caso, lui stesso è stato l'artefice delle sue imprese condotte sempre con sacrificio, rispetto per gli altri, onore e dedizione. Non sono mancati nella sua vita grandi dolori, come la perdita della cara madre quando ancora era giovane, la velenosa vicenda del K2 e la tragedia del 1961 quando durante la salita del Monte Bianco dal pilone centrale perde 4 amici. Forse anche grazie a questi eventi negativi fortifica il suo carattere, mostrando sempre una sicurezza positiva, difatti non cambia atteggiamento se si trova con grandi personaggi o in situazioni sociali importanti o davanti ad una telecamera per un intervista.
“Dove io giungevo era sempre un’impresa. E voglio precisare che nei miei viaggi e nelle mie esperienze non ho mai cercato la lotta contro qualcosa o qualcuno, uomo o animale temibile che fosse; la mia era bensì la ricerca di un punto di incontro con il mondo selvaggio per meglio conoscerlo, assimilarlo e trasmetterlo poi con parole e immagini ad altri. Questo è quanto ho inteso fare svolgendo il mio tipo di giornalismo, facendo capire al lettore che dietro il taccuino o la macchina fotografica c’ero io”.

Un successo duraturo che ha più di una spiegazione: essere stato prima un grande alpinista, poi fotoreporter-esploratore ed infine autore di libri e conferenze. Attività diverse tutte affrontate con caparbia serietà e con versatile talento: ha imparato a fotografare, scrivere le proprie avventure con la stessa dedizione posta nell’imparare i segreti della montagna. Ad ogni viaggio Bonatti partiva alla ricerca dei suoi ricordi letterari e dei suoi eroi, cercando di riviverne le avventure. Lui era Ulisse, Tarzan, Robinson Crusoe. Così impresa dopo impresa, immagine dopo immagine, reportage dopo reportage, si compie il racconto dell’avventura e insieme il romanzo di una vita libera, quella di Walter Bonatti.





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