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ANNA MASPERO
05/03/2015



Anna vive in campagna nei dintorni di Como, ha lavorato come insegnante e poi nella gestione di un’azienda agrituristica, ma il “fil rouge” della sua vita è il viaggio, fin da quando, giovanissima, iniziò ad accompagnare con Viaggi Avventure nel Mondo. Il viaggio inteso non solo come percorso, ma anche come occasione di riflessione e di confronto attraverso la scrittura e la condivisione di immagini e racconti. Così è stato per lei naturale che questa passione sfociasse in un blog sul viaggio e nella scrittura di diversi libri tra cui la guida “Bolivia” edita da Polaris. Attualmente infatti è responsabile della Comunicazione per la Casa Editrice Polaris, ma al contempo sempre pronta a partire per nuove avventure.

Di seguito i suoi libri di riflessioni e racconti:

“A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” esaurito (a breve a disposizione in formato ebook per Polaris)

“Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”

Polaris Editore 

 

Nel tuo libro “Il Mondo nelle Mani” la copertina è un gran dire. Nelle mani c’è rappresentato il “mondo”. Copertina bella e singolare. Cosa rappresenta “Il Mondo nelle Mani”?

Sì, confesso che mi piace la copertina, il titolo e anche il sottotitolo “divagazioni sul viaggiare”, una dimensione questa che dovrebbe essere sempre parte del viaggio. E naturalmente mi piace il contenuto! Ci ho però pensato parecchio prima di darlo alle stampe perché, come scrive Antonaros, “ai viaggi, come ai libri, non si dovrebbe regalare il proprio tempo. Glielo si dà in prestito col pieno diritto di esigere un tasso da strozzini”. Non volevo essere né scontata né banale e, dai tanti messaggi che ricevo, credo di esserci riuscita. Il libro è un distillato di esperienze e frammenti di viaggio, riflessioni e letture, rimettendo in circolo anche pensieri altrui attraverso citazioni e suggerimenti di testi di altri autori amati.

Solitamente i viaggiatori sono drogati di viaggi, non si accontentano mai. Viaggiare, tornare, metabolizzare per poi voler ripartire, anche per te non c’è fine oppure forse un limite?

Il mio libro termina con un paragrafo intitolato “Itaca” e dedicato alla poesia di Kavafis, la più bella poesia mai scritta sul viaggio, e all’Ulisse di Dante, quello che torna alla terra natale e agli affetti, ma poi riparte “per seguir virtute e conoscenza”. Il ritorno per me è una dimensione necessaria sia, come tu dici, per metabolizzare il viaggio, sia per non perdere il contatto con le proprie radici e la propria terra, ma è anche il preludio di una nuova partenza.

Spesso siamo attratti da destinazioni “lontane e a volte difficili”, perché?

La lontananza non si misura più in chilometri, anche i luoghi più lontani sono raggiungibili con una manciata in più di ore d’aereo. Lontananza vuol dire staccare con il qui, darsi tempo e cercare di immergersi veramente nell’altrove. Oggi è immensamente più difficile perché siamo tutti avvolti da una rete e dalla rete. Personalmente non cerco la difficoltà nel viaggio, non è un valore in sé, non mi interessa misurarmi con nessuno e neppure superare i miei limiti, di cui sono consapevole. Forse la ricerca di destinazioni difficili è un atteggiamento più maschile o comunque più diffuso fra i giovani, quando si deve dimostrare a se stessi di valere, ci si pensa invulnerabili e si dà meno valore alla vita stessa.

E’ vero che sono le destinazioni a sceglierci e non il contrario?

Io ho viaggiato un po’ ovunque, quindi non posso dire che sia sempre così, ma lo è stato per la Bolivia, il mio luogo dell’anima. L’America Latina è sempre stata nelle mie corde e alla fine è diventata la destinazione di tanti dei miei viaggi. Non a caso mio padre era nato in Perù, figlio di emigrati, e parafrasando Hemingway potrei dire: “Non sono nata lì, ma non è colpa mia”.

Chi può viaggiare toccando con mano ed usando i propri sensi è sicuramente una persona fortunata. Dopo aver letto il tuo libro (Il mondo nelle mani) diventa difficile non sognare, magari ad occhi aperti. Ci sono persone che per diverse ragioni non possono farlo. Come fare?

Il viaggio è una grande occasione, è un privilegio e non dobbiamo sprecarlo. Molti non possono viaggiare, non solo per i costi, ma anche perché non hanno la libertà di poterlo fare. Se invece è solo una questione di costi, oggi come ieri e forse più di ieri, non mancano gli strumenti che lo rendono alla portata di tutti o quasi. Forse il limite maggiore è il poco tempo a disposizione. E poi dipende anche dalle priorità, se, avendo un budget a disposizione, si reputa più importante cambiare l’auto o partire per un viaggio.

Hai viaggiato molto, sia in gruppo condividendo le tue esperienze ed emozioni con altri, sia in solitaria. Cosa c’è di diverso?

Credo che esperienze di viaggio in solitudine siano indispensabili, sia per una crescita personale, sia perché si cercano occasioni di incontro soprattutto con chi vive altrove. Ma è anche vero che muoversi in coppia, sempre che sia affiatata, può essere un buon compromesso fra il viaggio in solitaria e quello di gruppo. Il viaggio di gruppo può però essere non solo necessario per alcune destinazioni, ma regalare rapporti veri e non occasionali anche con i compagni d’avventura: tornare amici, capita, ed è bellissimo.

Esiste un età per scegliere una destinazione?

No, però esistono modi diversi per vivere le destinazioni a seconda delle età.

La scrittura per te è una condivisione, una realizzazione personale, un mezzo per testimoniare, e/o altro?

Tutte e tre le cose. Prima di tutto mi aiuta a capire e a metabolizzare la mia esperienza. Poi in qualche modo la rende permanente, perché la sottrae alla nebbia dell’oblio. Come anche le fotografie se non sparate a raffica senza neppure poi sapere più dove si sono scattate. Confesso però che è soprattutto quando la scrittura diventa libro, o anche è semplicemente condivisa in rete, che acquista pieno significato. Perché la scrittura è comunicazione. E qualche volta, testimonianza.



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