Facebook YouTube Google+ Instagram National geographic
  Photo Gallery
clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire
NEPAL (I PARTE)
21/06/2015
Asia
Nepal



L'arrivo a Kathmandu e il trekking sull'Annapurna

Namaste! Sono atterrato a Kathmandu ed è la prima parola che ascolto, equivale al nostro ciao, benvenuto. Qui però ha un significato più profondo, letteralmente: saluto la divinità che è dentro di te. I nepalesi sono considerati tra i popoli più onesti e buoni del mondo, le religioni che si professano sono l'induismo ed il buddismo. La capitale Kathmandu sorge in una grande vallata a 1300mt slm, nulla paragonato alla grande catena himalayana che la circonda. Espletata le formalità doganali prendo un autobus che mi porta a Thamel, il famoso quartiere turistico, punto di partenza per poter visitare i principali luoghi della città. Il traffico è disarmante, con clacson che suonano all'impazzata ed incroci dove vige l'anarchia completa. Si dice che per sopravvivere alle strade e al traffico qui sono necessarie tre cose: un buon clacson, buoni freni, ed una buona dose di fortuna. Il codice della strada segue la legge della giungla, ovvero vince il più forte (o il più sacro), la vacca ha la precedenza su tutto. Il camion ha la precedenza sull'autobus, l'autobus sulla macchina, la macchina sul motorino, il motorino sulla bici, e poi carretti, pedoni e capre. Una cosa mi colpisce subito: tutti corrono, tutti suonano, tutti sorpassano, nessuno però alza la voce verso gli altri o impreca. Qui la vita si svolge tutta per strada, dalle docce nelle fontane pubbliche allo squartamento degli animali da vendere, dalle vacche sacre che camminano liberante, ai bambini che giocano ovunque.
Arrivato a Thamel ripongo lo zaino ed esco a fare un giro per il centro; uno, due, tre, angoli di strada e mi sono perso. Il centro città è un labirinto di vicoli e vicoletti nel quale, senza una mappa della città, è semplice perdersi. La cosa sorprendente è l'aria di pace e serenità che si avverte, la città ti mette subito a tuo agio.

 
Comincio questa nuova avventura visitando alcuni villaggi della valle, il traffico è come sempre infernale, ma fortunatamente il caldo è sottoportabile. Lungo la strada noto templi dappertutto, in lontananza uno svetta su tutti è il Swayambhunath, meglio noto come "Il tempio delle scimmie". Dopo poco arrivo a Patan, patrimonio Unesco, qui c'è la più straordinaria rassegna di architettura Newari di tutto il Nepal. Patan è chiamata anche la città della bellezza e la sua Durbar Square è costellata di templi ed edifici sacri. La sensazione che provo è quasi di smarrimento, guardandomi attorno, tante immagini da fotografare, sembra davvero di essere stati catapultati in un'altra epoca. Le persone sono stupende, colorate, belle e i loro sguardi trasudano serenità e pace.
Rientro in hotel ed una sensazione di pace pervade il mio corpo, il Nepal è magico. Solitamente i luoghi chiassosi e pieni di gente mi trasmettono altri stati d'animo, ma qui è diverso, sembra strano a dirsi ma è una confusione ordinata, Kathmandu è ricca di storia ed ha un fascino tutto suo. Il mio secondo giorno in terra nepalese decido di trascorrerlo visitando il centro città, dopo circa trenta minuti di cammino arrivo alla Durban Square, la piazza è ancora deserta, perfetta per ammirarla in tutta la sua bellezza. La sua architettura conquista a prima vista, struttura portante in mattoncini con finestre e rilievi in legno finemente rifinito, questa è l'architettura newari . A pranzo provo per la prima volta i momo (ravioli ripieni di carne, pollo o verdure) pagando circa un euro, subito dopo con un bus mi reco allo stupendo Bodnath, lo stupa più importante del Nepal, alto ben 36mt ed attorno al quale centinaia di fedeli girano quotidianamente in rigoroso senso orario.

 
Per chi non lo sapesse lo stupa è un monumento spirituale buddhista, la cui funzione principale è quella di conservare reliquie, mentre a livello simbolico rappresenta la mente illuminata. Quello di Bodnath, edificato sull'antica rotta commerciale che dal Tibet entra nella valle di Ktm è tra i più sacri ed importanti della religione buddista, basti pensare che nel 1950 molti profughi tibetani, dopo l'arrivo dei cinesi, si incamminarono sull'antico sentiero e trovarono nuova dimora proprio in questa zona sacra. Termino la giornata con la visita al monastero di Kopan, entrando nel tempio trovo alcuni monaci in profonda meditazione, con molta discrezione mi metto in un angolino, vige un'atmosfera austera. I colori di arancio, rosso e giallo predominano su tutto, nell'aria si avverte un'energia particolare, chiudo gli occhi e mi lascio trasportare dal canto dei mantra, trascorre quasi un'ora, riapro gli occhi ed intorno a me nulla è cambiato, guardo l'orologio e mi accorgo che la giornata sta per volgere al termine. Rientro in albergo, accompagnato da un bella sensazione di leggerezza, nulla di meglio prima del trekking sull'Annapurna.
Sono le 8.30 del mattino quando arriva il bus che mi porterà a Pokhara, il viaggio di 200 km, dura ben nove ore, per la strada molti camion in panne, frane, buche e tanta polvere. Dopo circa 3 ore il bus sosta lungo il fiume Trisuli, colgo l'occasione per fare del rafting, la corrente è forte, ma non fortissima, completo il rafting con un bel tuffo nelle gelide acque del fiume. Oramai è tarda sera quando arrivo a Pokhara e dopo aver fatto conoscenza con la guida, che mi accompagnerà nel trekking, mi godo una buona cena in riva all'omonimo lago il cui sfondo è il massiccio montuoso dell'Annapurna.

 
Finalmente l'Himalaya! poco più di due ore di autobus e sono a Nayapul, cittadina da cui partono i trekking, espletati i controlli al permesso comincio la camminata passando attraverso i primi ponti tibetani. E' una bella giornata di sole ed il percorso è battuto da molti trekkers, da quelli superallenati a quelli un pò meno, le alte montagne sono ancora lontane. Continuo la camminata fino alle 17, lungo il percorso diversi chioschi vendono cioccolata e diverse bibite rinfrescanti, l'aria è incontaminata rende tutto più semplice, quando d'improvviso arriva una forte pioggia. L'ultimo tratto è in discesa, vado piano, il sentiero a gradoni è pericoloso, un piede poggiato male ed una distorsione, nella migliore delle ipotesi, è il minore dei mali. Sono a Tikhedunga, tipico paesino himalayano, incastonato tra le montagne con una cascata posta a pochi passi, un posto da favola!





Resta sempre aggiornato con la Newsletter di Backpacker Adventure.
Contattami per approfondimenti o collaborazioni.