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NEPAL (II PARTE)
21/06/2015
Asia
Nepal



Arrivederci Himalaya, Baktapur e il ritorno a Kathmandu

Sveglia all'alba e dopo una buona colazione a base di uova e bacon parto per la seconda tappa del trekking. Il percorso comincia subito con un'impegnativa e bella salita fatta da centinaia di gradini con elevata pendenza, si incontrano persone che salgono e scendono, tutte sorridenti e che ricambiano il saluto sempre con un sorriso. Arrivo a Ghorepani appena dopo pranzo, poso lo zaino nel lodge e mi godo il bel panorama. Sono quasi le cinque del pomeriggio quando la mia guida mi propone di andare a Poon Hill 3210mt, punto strategico per poter ammirare, in tutta la sua bellezza, la cima dell'Annapurna. Mentre cammino il cielo si fa scuro, la nebbia mi avvolge, ma decido di proseguire, arrivato a Poon Hill attendo che il tempo migliori e vengo premiato, d'un tratto si spalanca davanti a me un panorama da togliere il fiato, l’anfiteatro è formato da sette monti tutti sopra i 7.000 metri, l’Annapurna I, 8.091 metri ed è la decima montagna più alta al mondo, insieme al K2 è anche ritenuta tra le montagne più pericolose, le statistiche riportano il maggior numeri di incidenti mortali per arrivare in cima. Faccio un po’ di foto, la luce del tramonto è bella da togliere il fiato, i suoi ottomila metri si notano tutti ed il sole si infrange contro la sua cima bianca facendola come per magia diventare rossa. Lei è lì ferma, quasi a vigilare che tutto quello che la circonda sia in ordine, i nepalesi venerano queste montagne e le portano rispetto come fossero delle divinità, l'Everest qui si chiama Sagarmatha, dea dell'universo.


Terzo giorno di trekking, anche oggi il percorso è abbastanza lungo e gli scenari che si presentano davanti a me sono sorprendenti: grandi salite a gradoni si contrappongono a discese vertiginose, le mia ginocchia chiedono pietà, tutti intorno cime di montagne con ghiacciai a scolpirne le creste, foreste di rododendri e ruscelli da guadare completano lo scenario. L'Himalaya è davvero impressionante, la varietà di scenari è incredibile, arrivo a Ghandruk 1950mt quando sono appena le due del pomeriggio. Dormo al Namastè lodge, carino, pulito ed anche col bagno in camera, siamo a bassa quota quindi le strutture sono più dotate! Il trekking oramai è finito ed affronto il quarto ed ultimo giorno con estrema spensieratezza ed una grande consapevolezza, tornerò in Himalaya, di certo con un trekking più impegnativo e lungo. Le sensazioni di benessere psicofisico che mi hanno regalato questi pochi giorni sono impagabili, ho riempito gli occhi di immagini uniche, incrociato gli sguardi di gente umile e semplice che con un semplice sorriso mi hanno regalato serenità. La vita in Himalaya scorre lenta, senza affanno, nessun semaforo da rispettare, nessuna auto da parcheggiare, niente e nessuno che cerca di litigare, tutto è in armonia, qui il tempo non sembra scorrere, se non per le giornate che sono scandite dal sorgere del sole e dal calar della luna. Dopo circa tre ore di cammino sono di nuovo a Nayapul, punto di partenza del mio trekking, saluto la guida, ma questa volta non è un addio bensì un arrivederci.
Dopo una notte a Pokhara sono di nuovo in autobus verso il parco Chitwan, quattro ore di viaggio e sono all'ingresso del parco, prendo una canoa per attraversare il piccolo fiume ed arrivo nel lodge immerso nella foresta, bello e ben organizzato, forse troppo per i miei gusti, ma qui non si può fare diversamente, è vietato dormire in tenda per via degli animali. Infatti la visita del parco è limitata ad una determinata zona, oltre la quale non si può andare, si cammina a dorso di elefante ed avvistiamo qualche rinoceronte, pare quasi essere stato messo lì per far scena con i turisti. Il parco è indubbiamente bello ed il paesaggio al tramonto offre colori intensi, ma tutto troppo confezionato per i turisti.

 

Prossima tappa del mio viaggio è Baktapur, patrimonio Unesco è la più medioevale delle città. Per entrare bisogna pagare una tassa d'ingresso, la città è piena di templi, tra cui i famosi Nyatapola e Vatsala Durga, la piazza centrale, Potters' Square. è un salto nel passato. La spiritualità è presente ovunque e si materializza con i colori dei petali che i fedeli offrono agli Dei, con le bandierine che sventolano dai tetti, con gli animali che circondano gli edifici sacri e con le persone che vivono sotto le volte in legno o sopra i gradini in pietra. Qui buddismo e induismo si compenetrano: gli stupa, luoghi sacri per il buddismo, prolungano le loro scalinate fino alle porte dei templi induisti, le ruote di preghiera buddista, ruotano facendo salire le preghiere fino all’Illuminato e si mescolano con i fumi provenienti dagli altari incensati per le divinità indù. I monumenti con i tetti a cupola, a cinque o a tre livelli, in legno, in paglia o in pietra, ma sempre col marrone che predomina ed il sole che riflettendosi contrasta con le tinte forti che riempiono le vie.

Il cerchio si chiude, Kathmandu mi riapre le sue braccia ed io mi lascio avvolgere, volutamente ho voluto lasciare per ultima la visita di Pashupatinath, il tempio indù più importante del Nepal. Posto lungo le sponde del fiume Bagmati è un luogo di culto consacrato a Shiva, il più sacro di tutto il continente indiano, meta di continui pellegrinaggi. La manifestazione più importante è lo Shivaratri, notte di canti, balli e meditazione dedicata a Shiva. In quel giorno tantissimi fedeli, ma soprattutto Sadhu, accorrono da tutto il continente indiano per essere presenti, difatti grazie ad una particolare congiunzione di pianeti, si dice che qualsiasi pratica spirituale compiuta durante questa notte sia particolarmente benefica ed efficace, e si possa ottenere una purificazione a livello molto più profondo e aprirsi alla Grazia Divina.

 
Pashupatinath è semplicemente incredibile, il corso del fiume Bagmati taglia in due il sito: da una parte del ponte i poveri, dall’altra i ricchi che ardono su pire più eleganti e colorate il corpo dei loro defunti. Mi sistemo sulla riva opposta da dove si vedono i riti di cremazione: disposta la pira, vi si distende sopra il corpo avvolto in un lenzuolo, si accende il fuoco e si dà luogo alla breve cerimonia. La vista di tutto ciò è toccante, pochi arbusti, qualche legno, fuoco e tanto fumo, i resti umani vengono sciacquati via dai familiari con secchiello e scopone. Il cerchio si chiude, il sipario è calato, nessuna lacrima di dolore bagna le mura del tempio, regna solo tanta compostezza. Curioso comincio a gironzolare per il tempio e mi ritrovo nel dormitorio di alcuni Sadhu, entro e mi fermo ad incrociare i loro sguardi, occhi semplici, nitidi che emanano tanta serenità. Salendo verso l’alto lungo una ripida scalinata che conduce ad un giardino fitto di alberi secolari, templi abbandonati e frotte di scimmie in lotta, mi siedo a godere un panorama incredibile col fumo delle pire che offusca il rosso fuoco del tramonto.
Ma chi sono i Sadhu? Asceti indiani che conducono una vita di penitenza abbandonando tutta la materialità delle cose per ricercare il nirvana, ossia l'illuminazione dell'anima. Dopo aver acquisito le arti dello yoga e gli insegnamenti del loro Guru, si allontanano da quest'ultimo per vagare lungo le strade, senza mai fermarsi a lungo in un determinato luogo, credendo che questo vagabondaggio, mantenga la mente, e il corpo attenti, mentre la sedentarietà, induce torpore.

 
Si chiude la mia avventura in Nepal e mi faccio una promessa: ritornerò! perchè? beh, per tantissimi motivi, qui ovunque ti giri ci sono delle scene affascinanti di normale vita quotidiana, che ti incantano. In un cortile ho visto una mamma che lavava suo figlio in una bacinella di metallo; in un porticato ho visto una vecchietta filare la lana con un arcolaio identico a quello che usava Gandhi; tendendo l’orecchio ho sentito ridere e conversare, contrattare prima di acquistare una merce; in un negozietto ho visto un ragazzo intagliare una maschera, un altro fabbricare gioielli ed un altro lavorare a macchina da cucito; ad una fontana ho visto delle ragazze lavare i panni, ed altri semplicemente lavarsi il corpo; camminando ho sentito mille odori, dalle spezie più pregiate al piscio di vacca; per strada ho visto dei bambini giocare con palle di pezza ed altri inseguire anatre e capre; ho visto passeggiare vecchi monaci e portatori piegati da enormi carichi. Questo è il mio Nepal: un regno incantato nel quale tutti vivono in armonia seguendo il ciclo naturale della vita, un luogo di pace nel quale non sembrano esserci problemi, nel quale tutti vivono in un'apparente povertà che in realtà nasconde una grande ricchezza interiore, dove tutti hanno un loro spazio ed un loro equilibrio. Forse è solo un sogno, un utopia, perchè anche il Nepal come il resto del mondo è un paese avvolto da mille problemi di vita societaria, ma mi piace pensarlo così, pensare che al mondo esistono ancora dei luoghi dove non c'è cattiveria, odio e disprezzo verso gli altri o forse semplicemente perché sono solo un inguaribile sognatore.



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