Facebook YouTube Google+ Instagram National geographic
  Photo Gallery
clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire
EVEREST BASE CAMP & ISLAND PEAK 6189MT (I PARTE)
14/09/2015
Asia
Nepal



Finalmente sono in volo, in mano ho il talloncino del biglietto aereo, c’è scritto Delhi-Kathmandu, faccio ancora fatica a crederci, finalmente il mio sogno si sta avverando. Il viaggio comincia nel momento in cui lo pensi, nel momento in cui decidi di farlo, in quel preciso momento il viaggio è partito. Mi giro indietro e ripenso a tutti i giorni passati a studiare, a documentarmi, ai tanti allenamenti fatti per essere pronto alle dure salite che mi aspetteranno, tutto finalizzato a questo momento.
In meno di due ore sono a Kathmandu, ritrovo questa caotica e meravigliosa città dopo ben 3 anni. Il Nepal non puoi non amarlo, non puoi restarne indifferente, ti entra dentro. Eppure quando atterri ti dà il benvenuto Kathmandu, una città caotica, rumorosa e inquinata, però!? Però non è disonesta, non è bugiarda, non è cattiva, non è traditrice, questa ed altre cose la differenziano da altre capitali del mondo e poi le persone, semplicemente meravigliose. L’aereo tocca terra, il mio corpo è pervaso da una forte vibrazione, gli occhi lucidi, sono emozionato, sarà forse Sagarmatha, la dea dell’universo che mi sta dando il benvenuto.

La mente di colpo torna indietro, agli anni di quando ero bambino, quando sull’atlante, alle scuole elementari, leggevo Monte Everest 8848mt, la montagna più alta del mondo. Adesso eccomi ad un passo da Lei, pronto finalmente per vederla con i miei occhi. Con me ci sono 5 compagni di viaggio, tutte persone esperte di montagna e come me con una gran curiosità di camminare sul tetto del mondo.
Al ritiro bagagli scopro che il mio zaino non è arrivato, ho tutta l’attrezzatura dentro e se non arriva entro domani saranno problemi seri. Fortunatamente avevo preventivato un giorno di stop a Kathmandu, proprio in vista di eventuali problemi, dopo non ci sarà più nulla da fare. Arrivato in hotel, mi incontro con Tshering, il nostro corrispondente, colui che ha provveduto a farci avere i permessi per il trekking e l’ascesa alla vetta dell’Island Peak. Questa sera andiamo tutti a letto presto, la stanchezza si fa sentire ed è meglio riposare e ricaricare le batterie prima del lungo trekking. Mi sveglio di buon mattino ed il mio primo pensiero è all’aeroporto, mi dicono che il primo volo da Delhi arriverà alle 10 del mattino, quindi prima delle 12 non saprò nulla. Col gruppo passeggiamo per la città ed alle 12 puntuale chiamo in aeroporto, nulla da fare lo zaino non è arrivato. L’ansia sale e cerco di studiare il piano B, chiedendo ai miei compagini di viaggio cosa possano prestarmi. Ma non è detta l’ultima parola, alle 16 arriva il secondo ed ultimo aereo da Delhi. Continuo il mio giro per il centro città facendo da Cicerone, ma la mia testa è altrove, attendo la telefonata che mi dica: “Mr Cuomo il suo zaino è qui, venga a ritirarlo”. Ma quella telefonata non arriva ed allora, come si dice, se la montagna non va da Maometto è Maometto che va alla montagna. Non mi resta che andare direttamente in aeroporto, mi reco al controllo bagagli e faccio vedere il mio biglietto, aprono un libro ed in fondo alla pagina vedo scritto il mio nome…è arrivato! Sagarmatha ancora una volta mi è stata vicina. Salto in aria dalla gioia, felice come un bambino. Rientro in hotel e ad attendermi nella hall l’intero gruppo, con loro c’è il nostro Sherpa, Sonam. Non lo conosco ancora, ma lo abbraccio e lui ricambia l’abbraccio. Se io sono il team leader, Sonam sarà il nostro Sherpa, il nostro Caronte che ci accompagnerà per questi 20 giorni tra le “nuvole”.
Siamo già squadra e questo è importantissimo per il proseguo della spedizione. Decidiamo di festeggiare e andiamo a cena fuori in un buon ristorante tibetano. Siamo carichi ed ognuno di noi ha negli occhi un’energia particolare, ultimo brindisi con una buona birra ovviamente Everest. Ritornati in hotel, facciamo l’ultimo controllo dell’attrezzatura per la spedizione: corde, imbrago, ramponi, scarponi e tutto l’abbigliamento tecnico. Siamo pronti.
Il grande giorno è arrivato, sveglia alle 5.30 del mattino, riprendiamo gli zaini ed in 30 minuti siamo in aeroporto. Andiamo direttamente al gate dei voli domestici, una folla impressionante ci dà il benvenuto, molti trekkers, come noi, sono in partenza per l’Himalaya. Tutti noi portiamo ai piedi gli scarponi da ghiacciaio, si perché pesano tanto e su questi piccoli aerei oltre i 15kg di bagaglio in stiva fanno pagare una sovrattassa. Espletiamo il check in e di colpo siamo al gate in attesa che il nostro volo parta. Passa un’ora ma nulla, nessuna chiamata, mi reco al gate e chiedo come mai il volo non parte, mi rispondono che da Lukla gli aerei non possono né partire né atterrare, ci sono troppe nuvole ed è pericoloso. Questi aerei volano a vista e la comunicazione tra gli aeroporti avviane tramite telefono. Passano diverse ore, ma nulla ancora, cresce l’ansia e soprattutto il timore di restare fermi e perdere un giorno di spedizione. In Himalaya è così, bisogna mettere in calendario queste ed altre variabili.


Sono circa le 13 quando sentiamo urlare “LUKLA, LUKLA flight 124”….siamo noi!!!! Si parte! In un attimo siamo tutti all’imbarco. Il piccolo aereo ci aspetta fuori e siamo subito in volo. In pochi minuti siamo in quota e le verdi colline piano piano lasciano il posto ad uno scenario sempre più bianco, ma soprattutto sempre più alto, in poco tempo siamo avvolti da questi enormi colossi, fuori dal finestrino a 9000mt l’ossigeno è quasi assente. Tra tutte le vette ecco svettare in lontananza la piramide dell’Everest, ancora una volta un forte brivido attraversa il mio corpo…


In lontananza vediamo l’aeroporto! Non ci posso credere, avevano detto che fosse pericoloso, ma guardarlo con i propri occhi è impressionante. Lukla, 2800mt slm, è considerato, a giusta ragione, l’aeroporto più pericoloso del mondo. La pista di atterraggio è lunga circa 500mt in forte pendenza, da un lato un lungo strapiombo, dall’altro l’alta parete rocciosa, non si può sbagliare.
Atterriamo senza problemi e Sonam, il nostro Sherpa, assolda i portatori, giovanissimi ragazzi himalayani che per poche rupie fanno un lavoro incredibile, portando buona parte del nostro equipaggiamento. Sono circa le 16 e vorremmo partire subito facendo la prima tappa, ma ancora una volta mancano alcuni zaini, questa volta quelli di alcuni miei compagni di viaggio. Decidiamo di restare fermi e con Sonam pianifico la tappa dell’indomani, che ne accorperà due in una.

 

Sarà una tappa lunghissima Lukla-Namche Bazaar, circa 23 km e 700mt di dislivello, ma con continui saliscendi. Il buio arriva su Lukla e la temperatura scende velocemente. L'armonia di gruppo è comunque ottima e nonostante le piccole disavventure siamo felici. Facciamo un giro per il piccolo paesino himalayano, poi tutti al lodge per un ultimo briefing prima della partenza. La temperatura esterna è già sotto lo zero, nulla rispetto a quello che troveremo in quota. Ripassiamo l’itinerario da fare e mi soffermo sui punti essenziali: “Cari Amici, in questo trekking ci laveremo poco, molto poco, più andremo in quota più sarà difficile lavarsi, ma meglio puzzolenti che malati! Ricordate inoltre che in Himalaya si sale al 60% con la testa ed al 40% col fisico, avere un passo regolare, senza strafare, camminare ad una velocità più bassa di quella che si può, dosare le forze ed acclimatarsi. Il pericolo maggiore infatti è dato dall’altitudine, pericolo sempre sottovalutato soprattutto da chi ne ha i sintomi. Considerate che a 5000mt avrete la metà dell’ossigeno che c’è al livello del mare. Per compensare il corpo aumenta la respirazione e il battito cardiaco, cambia il Ph del sangue e aumenta il livello di globuli rossi. Ci vogliono settimane perché questo avvenga, quindi se scaliamo troppo velocemente rischiamo il famoso mal di montagna che può sfociare in casi gravi in edema polmonare o ancora peggio in edema celebrale. Dovremo monitorarci l’uno con l’altro, ogni giorno, sempre! In montagna non sempre riesci a realizzare i tuoi programmi, anzi, il più delle volte devi modificarli. Perché è la montagna che detta le regole e i tempi. Quello che bisogna fare è ascoltarla e rispettare ciò che ci comunica.”

continua l'avventura cliccando qui





Resta sempre aggiornato con la Newsletter di Backpacker Adventure.
Contattami per approfondimenti o collaborazioni.