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ERNEST SHACKLETON
23/08/2014



Molto si è scritto su Ernest Shackleton e sulle sue imprese antartiche, molto si è fotografato e filmato delle sue spedizioni, così come svariate sono le frasi storiche e le citazioni che sono riportate sui testi, sulle pagine web e nelle recensioni.

Fra tutti gli esploratori polari ho scelto Ernest Shackleton poiché leggere o rileggere un libro sulle sue imprese, visionare un film o un archivio fotografico suscitano sentimenti di passione, emozione ed ammirazione anche se, come lui afferma, ogni spedizione “è stata un fallimento”. Ernest Henry Shackleton nacque a Kilea Hause in Irlanda il 15 febbraio 1874 e morì durante un'esplorazione in terra antartica il 5 gennaio 1922. Cresciuto in una famiglia di alta borghesia dapprima frequentò la facoltà di medicina del Trinity College per accontentare il padre, ma poi capì che quella di medico non era la sua vita e si arruolò come mozzo sulla nave Houghton Tower della marina mercantile britannica. Dopo alcuni viaggi nell'oceano pacifico ed indiano divenne nostromo in seconda e nel 1896 promosso nostromo.
Il suo sogno però era diventare un esploratore ed essere il primo uomo a mettere piede al polo sud, decise quindi di lasciare la marina e nel 1900 si aggregò come terzo luogotenente alla spedizione antartica Discovery (1901 – 1903) organizzata dalla Royal Geographic Society. La spedizione comandata da Robert Scott fu un successo e dopo il rientro Shackleton lavorò in un primo tempo come giornalista e poi fu eletto segretario della Royal Scottish Geographic Society.

In questa spedizione Scott, Wilson e Shackleton tentarono di raggiungere il Polo Sud con delle slitte, ma il tentativo, fin dall'inizio, sembrò essere nato sotto una cattiva stella. Tutti e tre avevano poca esperienza di sopravvivenza in ambienti estremi, Shackleton non ne aveva alcuna nel montaggio di tende e nemmeno aveva mai dormito in un sacco a pelo. Inoltre nessuno dei tre era uno sciatore esperto, i viveri non erano sufficienti e furono usati dei cani da slitta senza che qualcuno avesse esperienza di conduzione di mute. Il 31 dicembre del 1902 raggiunsero il punto più a sud della loro spedizione, a circa 800km di distanza dal Polo Sud. Durante la marcia di rientro, che divenne una vera e propria corsa alla sopravvivenza, Wilson soffrì di cecità da neve, mentre Shackleton ebbe grossi problemi.
La svolta è del 1907 quando Shackleton stesso comandò la spedizione Nimrod, la cui conclusione fu coronata con un successo che gli valse il titolo di cavaliere. L’obiettivo principale, raggiungere il Polo Sud, anche questa volta però fallì. Fu la prima spedizione ad attraversare il Mare di Ross e a raggiungere la Barriera di Ross, scoprendo nuove terre e facendo restare Shackleton affascinato dal continente antartico.

La spedizione, inoltre, scalò per la prima volta il Monte Erebus, il vulcano attivo sull'isola di Ross, localizzando il Polo Sud Magnetico il 16 gennaio 1909 e scoprendo il passaggio nel ghiacciaio di Beardmore.
Ma il raggiungimento del polo sud rimase ancora un sogno. Il fallimento della spedizione fu attribuito all’attrezzatura inadeguata, difatti basandosi sull’esperienza negativa di utilizzo di mute di cani, Shackleton utilizzò dei pony della Manciuria, che però si rivelarono altrettanto inadeguati al tipo di neve e ghiaccio. I pony acquistati erano inoltre in condizioni fisiche non buone, per cui dovettero essere progressivamente abbattuti.
Nonostante tutto riuscì ad arrivare a soli 180 km dal Polo Sud, ma poi valutando le scorte e le forze del gruppo, Shackleton decise di interrompere il tentativo e di tornare al campo base. La decisione di interrompere il tentativo fu da lui spiegata con la laconica affermazione:
"Better a live donkey than a dead lion." (Meglio un asino vivo che un leone morto). Per tre anni Shackleton detenne il primato di avvicinamento al Polo Sud.
Il suo sogno si concluse definitivamente il 14 dicembre del 1911 quando il norvegese Roald Amundsen arrivò al Polo Sud. A questo punto l'unica conquista di prestigio rimaneva la traversata del continente Antartico.

Nell’agosto del 1914 Shackleton riparte con la spedizione Trans Antarctic Expedition, ma anche questa volta la natura dimostrerà la sua sconfinata forza. La nave infatti rimase incastrata nei ghiacci e dovette essere abbandonata. Shackleton fece trasferire l'equipaggio sulla banchisa in un accampamento d'emergenza chiamato Ocean Camp dove rimasero fino a dicembre. Aspettarono lo sciogliersi della banchisa e dopo una navigazione molto difficile, raggiunsero la costa dell'isola il 15 aprile del 1916 (498º giorno della spedizione). Le probabilità di ritrovamento erano pressoché nulle, Shackleton decise quindi di raggiungere, utilizzando la scialuppa in condizioni migliori, la Georgia del Sud (distante 700 miglia marine, circa 1.300 km) insieme a 5 uomini per cercare aiuto. Salparono il 24 aprile 1916 e riuscirono dopo 15 giorni di navigazione, in condizioni meteorologiche abominevoli, a mettersi in salvo.

L’impresa di Shackleton, che nonostante le incredibili traversie non perse nemmeno un uomo, fu per lungo tempo oscurata dall’attenzione dei media. Solo in epoca recente le difficoltà incontrate da altre spedizioni, come nel 1964 la Combined Services Expedition, fecero comprendere la reale grandezza della traversata effettuata da Shacketon.
Nel 1921 ritornò per l’ultima volta in Antartide e nel tentativo di mappare 3200km di costa e di condurre una ricerca meteorologica e geologica morì a soli 47 anni, con un sospetto attacco cardiaco a bordo della nave Quest in Georgia del sud. La sua morte segna la fine di un era denominata la "Heroic Age" in Antartide. La storia insegna che solo grazie a uomini valorosi, coraggiosi e con grandi ideali l'umanità si è potuta evolvere e crescere, Hernest Shackleton è stato uno di questi.





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