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BRUCE CHATWIN
21/06/2015



Viaggiatore, scrittore, esploratore dell'animo umano Bruce Chatwin si può definire il precursore della nuova esplorazione. Perché? Risposta semplice. Perché viaggiare, conoscere il mondo, cambiare, mettersi in gioco, porta a qualcosa di ben più profondo, il viaggio interiore. Osservando la sua vita si può, volendo creare delle similitudini, accostarla a quella di grandi della musica come Jim Morrison o Freddy Mercury. Genio e sregolatezza abbinati ad un innegabile talento nella scrittura fanno di Chatwin uno degli esempi più interessanti di persone che hanno vissuto la propria vita senza compromessi. Il tutto viene avvalorato con un guizzo di mirabile teatralità nel suo celebre scritto, “L'alternativa nomade”. Qui Chatwin confessa a tutti come alla base dell’arte della sua prosa ci sia un prezioso consiglio che una volta gli diede Noel Coward: “Non si lasci mai intralciare da preoccupazioni artistiche, segua il suo istinto”.

Nato nel 1940 a Sheffield, Yorkshire, muore di Aids nel 1989 a Nizza, ad appena 48 anni. Le sue passioni? I viaggi “che non arricchiscono la mente, la creano” e la scrittura che, con sottile autoironia, dice “è l'unica occupazione concepibile per una persona superflua come me”. Chatwin è passato alla recente storia per il suo stile essenziale, lapidario e la sua innata abilità di narratore di storie. Sin da giovane ha una predilezione per il bello e l'esotico, l'ascetismo e la ricerca spirituale. Appena ventenne comincia a lavorare per la prestigiosa casa d'aste londinese Sotheby's, diventando subito esperto impressionista. Nonostante la sua carriera vada molto bene, dopo pochi anni abbandona il lavoro per paura di perdere la vista a causa di tanta arte. Visitato da un oculista, viene rassicurato sul fatto che non ha alcun male agli occhi, ma allo stesso tempo il dottore gli consiglia di smettere l’osservazione dei quadri così da vicino e rivolgere lo sguardo verso “nuovi orizzonti”. Si iscrive quindi alla facoltà di archeologia dell'Università di Edimburgo, che frequenta per diversi anni, pagando le rette e mantenendosi con la compravendita di dipinti. Viaggia in Afghanistan insieme a Peter Levi (1969) e a questo viaggio ne seguono numerosi altri in Africa, dove sviluppa un forte interesse per i nomadi e il loro distacco dalle proprietà personali. La svolta nella sua vita è però nel 1973 quando, assunto dal Sunday Times Magazine come consulente di arte e architettura, intervista l'architetto novantatreenne Eileen Gray nel suo studio di Parigi. Durante l’intervista infatti nota una mappa della Patagonia che lei aveva dipinto. "Ho sempre desiderato andarci" le dice Bruce, "Anche io" risponde lei. "Ci vada, al posto mio". Chatwin resta folgorato da questa frase e parte subito per l’Argentina. Appena arrivato scrive un telegramma al giornale “Sono in Patagonia” e si licenzia. Trascorsi sei mesi scrive un libro dal titolo “In Patagonia”, che è subito definito “Miglior libro dell'anno" dal New York Times Book Review.
Bruce Chatwin è un personaggio di fama mondiale, diventa un simbolo: stivali al collo, giacca a vento stropicciata, una penna ed il suo inseparabile taccuino per gli appunti di viaggio. Attraverso la scrittura dà libero sfogo alla sua irrequietezza e al desiderio di vedere e raccontare del mondo. L'elogio del viaggio e la teoria sulla felicità dei popoli nomadi sono i temi ricorrenti nei suoi scritti, quello che conta è partire, viaggiare per esistere, per sorridere, per sbloccarsi.
L’uomo usa il viaggio per accrescere la propria esperienza ed innalzare la propria anima a qualcosa di più grande. “Cambiare è l’unica cosa per cui vale la pena vivere”, questo è quello che dice all'editore Tom Maschler in uno scritto nel quale abbozza le sue idee per una storia sul nomadismo. Da questi pensieri prende forma un altro grande libro, “L’alternativa nomade”, che diventa la stella polare della sua vita in perpetuo movimento. Heminway diceva “Uno scrittore dovrebbe sforzarsi di scrivere una storia in modo tale da farla diventare parte dell’esperienza di coloro che la leggono”. Chatwin prende d’esempio questo pensiero, infatti la sua "traveling litterature" è viva, suscita emozione, permettendo al lettore di partire restando sdraiato sul divano di casa.
E’ evidente come la grandezza di Chatwin è quindi da ricercare non tanto nel senso classico dell’esplorazione: non ha scalato nessuna montagna o scoperto nessuna tribù in foreste remote, ma semplicemente ha aperto una nuova strada, quella dell’esplorazione nell’animo umano.
Nello scrivere di Chatwin non si può non menzionare il rapporto quasi morboso che aveva col suo taccuino di viaggio. Ad un giornalista che lo intervistò disse: “Perdere il passaporto è l’ultima delle mie preoccupazioni, perdere il taccuino è una catastrofe. In vent'anni e più di viaggi ne ho persi soltanto due. Uno era scomparso su un autobus afgano. L'altro requisito dalla polizia segreta brasiliana che, con una certa perspicacia, credette di riconoscere in alcune righe che avevo scritto, una descrizione in codice delle sue pratiche ai danni dei prigionieri politici”.
Oggi i suoi taccuini sono diventati leggenda, il suo stile e forma è un must per i giovani viaggiatori di tutto il mondo: rilegatura in tela cerata, pagine quadrettate numerate in progressione, copertina con un elastico, sul frontespizio uno spazio per scrivere nome, cognome, indirizzo e una ricompensa a chi lo trovava. Stiamo parlando dei famosi taccuini Moleskine!
Chatwin li comprava in Francia a Parigi, in una papeterie di Rue de Ancienne Comédie. Una volta prima di partire per l'Australia, la padrona della papeterie gli disse che diventava sempre più difficile trovarli, era rimasto un fornitore solo, una piccola azienda familiare di Tours che a rispondere alle lettere ci metteva molto tempo. "Vorrei ordinarne cento" disse Chatwin “Cento mi basteranno per tutta la vita”. Sarà fatto, rispose Madame. Chatwin si presentò puntuale all’appuntamento con Madame: il fabbricante era morto e gli eredi avevano venduto l'azienda. Lei si tolse gli occhiali e, con espressione quasi luttuosa, annunciò: "Le vrai moleskine n'est plus".

 





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