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EVEREST BASE CAMP & ISLAND PEAK 6189MT (II PARTE)
23/09/2015
Asia
Nepal



L'inizio del trekking, il Mani Ridmu e l'arrivo a Machhermo

Guardo l’orologio, sono le 7.20 del mattino, il trek ha inizio. Dentro di me sensazioni di serenità e benessere, si mescolano ad un perfetto stato fisico. Sonam, il nostro sherpa, resta fermo a Lukla in attesa dell’arrivo dei bagagli smarriti, mentre io, con il resto del gruppo e qualche portatore, comincio l’avventura. Il percorso diventa subito pieno di saliscendi, le ginocchia sono molto sollecitate, attraversiamo piccoli villaggi tibetani e intorno tutto il suolo arabile è terrazzato con coltivazioni di patate, orzo e grano saraceno. File di bandierine di preghiera sono tese lungo i pendii, man mano che proseguiamo il percorso passiamo piccoli stupa buddisti e attraversiamo boschi di pini e rododendri, inoltre incrociamo diversi yak con portatori in ciabatte, monaci buddisti e alpinisti di ritorno dalle montagne, sui loro volti trapela un’incredibile stanchezza. Dopo diversi check point in cui controllano i nostri permessi, circa alle 12, arriviamo al villaggio di Monjo, osservando il mio orologio satellitare noto che abbiamo già percorso circa 15km! Sostiamo per il pranzo e dopo esserci rifocillati con del buon riso ripartiamo per Namche Bazaar. Lungo il percorso cominciamo ad intravedere i colossi himalayani, su tutti il Thamserku (6623mt).

 

I 7 km che ci dividono da Namche sono abbastanza impegnativi, passiamo un lungo ponte tibetano e di colpo una lunga salita ci porta in quota. Ci vogliono oltre 40 minuti per completarla ed ecco spuntare all’orizzonte il villaggio di Namche, quota 3400mt. Ci sistemiamo all'Himalayan lodge, intanto Sonam tramite sms mi dice che i bagagli sono arrivati e da lì a poche ore ci raggiungerà al lodge. Comunico la notizia al gruppo e siamo tutti così contenti che per festeggiare decidiamo di uscire subito per le vie del centro, deliziandoci il palato con un’ottima torta di mele. Namche è una ridente cittadina molto carina e con tanti negozietti, incrociamo tanti trekkers, questo è il vero è proprio crocevia dal quale partono e tornano tutti i trek della valle del Khumbu e di Gokio. Felici ed allegri ritorniamo al lodge, dove ci aspetta una buona dormita. Oggi tappa di acclimatamento, mi sveglio comunque presto per vedere l’alba, e dopo una ricca colazione a base di carboidrati ci rechiamo al View point dalla cui sommità osserviamo uno spettacolo incredibile: il sole incendia le cime dell’Everest (8848m), del Lhotse (8516m) e dell’Ama Dablam (6856m).

Carichi di tanta meraviglia per gli occhi e il cuore affrontiamo ancora una lunga e dura salita che ci porta al cosiddetto “hotel dei giapponesi”, quindi proseguiamo il cammino fino al villaggio di Khumjung. All’interno del suo monastero la leggenda dice siano conservati i resti dello Yeti (o quello che fanno credere sia lo Yeti) ed inoltre il villaggio è importante anche per la presenza dell’unica high school della valle, voluta e fondata da Sir Edmun Hillary. Torniamo a Namche verso le prime ore del pomeriggio, in tempo per un ultimo giretto tra i negozi della cittadina e la solita ottima torta di mele alla bakery. La giornata di oggi ci ha dato modo di recuperare dalle fatiche del giorno prima, ma soprattutto di acclimatarci a quota 3500mt.

 

Il morale del gruppo è alle stelle e cosa altrettanto importante godiamo tutti di ottima salute. Sotto un cielo azzurro, sole intenso ed una temperatura gradevole affrontiamo la tappa odierna Namche-Tengboche. Lungo il percorso diversi trekkers (molti e di tutti i tipi), yak, portatori (con carichi impressionanti) e muli, rallentano il cammino, ma tutto sommato è piacevole fermarsi ogni tanto, chiacchierare con le persone e guardarsi intorno. Dopo una lunga ed interminabile salita siamo a Tengboche (3900mt), di colpo catapultati in una nuova dimensione. Questo non è un villaggio, bensì il luogo dove sorge il famoso monastero, e proprio oggi comincia il festival del Mani Ridmu, occasione in cui i monaci dell’intera valle e gli sherpa accorrono da ogni dove per presenziare all’evento. Alle 14 puntuali siamo all’interno del monastero per assistere alle danze: i monaci indossano maschere che rappresentano personaggi divini, un piccolo corteo lascia il gompa e si trasferisce nel cortile, ovunque vediamo suonatori di corni, tamburi, portatori d'incenso e di acqua santa. Si dice che coloro che guardano il dramma con cuore puro acquistano indulgenze. Il festival ha inizio col plenilunio di novembre e quindi assistiamo ad una splendida luna piena che illumina l'Everest ed il Thamserku. Alle 17.30 rientriamo nel monastero ed in pochi intimi assistiamo al canto dei mantra da parte dei monaci, chiudo gli occhi e mi lascio trasportare da questi canti incessanti.

 
Continuiamo il viaggio verso Pangboche, la strada è tutta in discesa e dopo un’ora e mezza siamo al villaggio. Giusto il tempo di fare uno spuntino veloce al lodge della sorella di Sonam e poi con calma affrontiamo le 3 ore che ci condurranno a Portshe. La vegetazione si dirada, il fiume scorre più veloce sotto di noi, in alto i picchi delle montagne lacerano le nubi vaporose che filtrano nella valle. La strada comincia in salita e la vista sull’Ama Dablam è eccezionale, sensazioni meravigliose mi colgono l'anima, la natura è impressionante per quanto è bella. Il sentiero che conduce a Portshe è un continuo saliscendi che si perdono sul costone di una vallata, ad ogni curva un’emozione, un nuovo scorcio, meravigliosi scenari, gli occhi sono ridondanti di immagini da cartolina. Ci troviamo sull’immaginaria linea di confine tra le valli del Khumbu e di Gokyo.

 

Dopo quasi tre ore di intenso cammino, davanti a noi una piana, eccoci finalmente siamo a Portshe. Lo scenario come sempre è da film, le nuvole sono basse e i giochi di luci creano un’atmosfera da fiaba. Ci sistemiamo in una thehouse ed alle 17 facciamo uno spuntino con un bel the ed un pancake. Quest’oggi sveglia alle 6.30 e dopo una buona colazione partiamo alla volta di Dole. La valle di Gokyo è incredibile, a differenza di quella del Kumbu qui incontriamo pochi trekkers. Il percorso comincia con una discesa verso valle per poi proseguire con la lunga salita che dai 3700mt ci porterà ai 4050mt di Dole. Continuiamo il cammino verso Machhermo, destinazione finale della tappa odierna. Il percorso è piacevole e gli scenari davanti a noi sono meravigliosi, dietro il Thamserku e davanti il Cho Oyu (8201m). Avremmo fatto il percorso in 2 ore ma le foto ed i video si susseguono. Siamo a quota 4450mt e c’è molta differenza rispetto a Portshe dove eravamo a soli 3800mt. Arriviamo comunque al lodge alle 15 ed abbiamo tutto il tempo di riposare e coccolarci. Questo trek è davvero incredibile ed ogni giorno ci lascia emozioni forti. 

 

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