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HIRAM BINGHAM e la scoperta di MACHU PICCHU
15/12/2015



“La nostra Società non sarà limitata ai soli geografi di professione, ma includerà quel gran numero di persone che, come me, desidera promuovere le ricerche altrui e diffondere la conoscenza… affinché tutti possiamo comprendere meglio il mondo in cui viviamo”.

Così il 13 gennaio del 1888 a Washington D.C. Gardiner Greene Hubbard, esordì nel suo discorso inaugurale da primo presidente della National Geographic Society.

Da quel giorno in poi la National Geographic non si è più fermata, finanziando molte esplorazioni, il cui intento comune era ed è quello di promuovere gli studi scientifici e di mettere i risultati di queste ricerche a disposizione del pubblico. Una delle più entusiasmanti spedizioni finanziate dalla Society fu quella di Hiram Bingham tra le montagne del Perù in cerca della leggendaria capitale degli Inca.
Nato ad Honolulu (isole Hawaii) nel 1875, Bingahm da adolescente si trasferisce negli Stati Uniti per completare gli studi. Si laurea ben tre volte: Yale nel 1898, Università della California nel 1900 ed un’altra ancora ad Harvard nel 1905. Diventa, ben presto, professore di storia mostrando un forte interesse soprattutto per quella dell’America Latina. Nel 1900 sposa Alfreda Mitchell, una delle eredi della famosa gioielleria Tiffany. Grazie a questa “fortuna” Bingham si autofinanzia le prime spedizioni in Sud America. Nel 1906 ripercorre i cammini di Simon Bolivar in Venezuela, nel 1909 le vecchie rotte commerciali da Buenos Aires a Lima e successivamente nei dintorni di Cuzco.
Nel 1911 conduce una piccola spedizione in Perù alla ricerca della 'città perduta' di Vilcabamba, l'ultimo rifugio dell’impero Inca, prima dell’arrivo dei Conquistadores spagnoli nel 1572.Partito a dorso di mulo dal distretto di Urubamba, insieme a sette persone, dopo alcuni giorni di viaggio arriva al piccolo insediamento chiamato Mandor Pampa, nei pressi di Aguas Calientes. Proprio qui, grazie ad un sergente della guardia civile peruviana Bingham intervista un agricoltore chiamato Melchor Arteaga. Quest’ultimo dice all’esploratore che nella vicina “Montagna Vecchia”, quella che tutti noi conosciamo col nome di Machu Picchu (in lingua quechua), c’erano grandi rovine. Il mattino seguente, sotto una pioggerella insistente, Bingham, l’agricoltore e l’interprete si arrampicano sulla montagna fino ad una piccola capanna occupata da una famiglia di contadini. La gentilezza dei locali è tale che il giovane figlio del contadino accompagna Bingham fino alla vetta. L’esploratore resta esterrefatto, non credendo a quello che vede: “Un grande volo di terrazze in pietra splendidamente costruite, forse un centinaio tra loro, centinaia di piedi di lunghezza e dieci piedi di altezza. Improvvisamente mi sono ritrovato di fronte muri di case in rovina costruiti con pietre di altissima qualità”. Buona parte delle rovine sono ricoperte da alberi, boschetti di bambù e grovigli di viti e muschio, ma i muri di granito nero, finemente tagliati e montati dagli Incas riescono ad emergere. Bingham è sicuro di aver scoperto Vilcabamba, la Città perduta degli Incas. La sua emozionante storia riempie tutte le 186 pagine del numero di aprile 1913 del National Geographic.

Dopo la scoperta compie parecchi altri viaggi a Machu Picchu ed esegue scavi fino al 1915 e solo più tardi si rende conto della grande importanza del suo ritrovamento. Di ritorno dalle sue ricerche, scrive parecchi articoli e libri su Machu Picchu: il più conosciuto è La città perduta degli Inca nel 1948. Paradossalmente Vilcabamba non è Machu Picchu: l'ultima capitale è a Espíritu Pampa, nascosta nella giungla, a poche centinaia di metri da dove è arrivato lui durante le sue ricerche.
La grandezza di Bingham è da ricercare nella perseveranza con la quale conduce le sue spedizioni e nello studio continuo ed attento delle scoperte effettuate. Energia ed entusiasmo sono sempre con lui, così come la fiducia nelle sue capacità di esploratore. Doti che hanno permesso di riportare alla luce una delle sette meraviglie del mondo moderno, Machu Picchu. Muore nel 1956 a Washington D.C. e per molti è considerato il vero ispiratore di Indiana Jones.

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