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PANAMA (I PARTE)
02/03/2016
Americhe
Panama



L'arcipelago di Bocas del Toro e Panama city

L’autobus diretto al confine parte puntuale alle 8.30 del mattino, interminabili piantagioni di banane costeggiano il percorso, trascorrono circa due ore ed arrivo a Sixaola, pueblo di confine tra Costa Rica e Panama. Un fiume separa politicamente i due paesi, per attraversarlo bisogna camminare lungo un vecchio ponte ferroviario, oramai in disuso. La polizia di frontiera del Costa Rica mi timbra il passaporto in uscita ed incamminandomi verso il ponte sento una leggera emozione, i duecento metri del ponte scorrono veloci sotto i miei piedi e di colpo mi ritrovo a fare l'ennesima fila per ottenere il timbro d’ingresso a Panama. I miei occhi incrociano quelli dei militari di frontiera ed ancora una volta ripenso a questa grande cavalcata in centro America: Guatemala, Belize, Honduras, Nicaragua, Costa Rica ed ora Panama. Questi piccoli paesi, uno accanto all’altro, tutti parlano la stessa lingua, tutti hanno una propria identità, una propria storia da raccontare. Divido la spesa del taxi collettivo con altri viaggiatori e in poco meno di un’ora arrivo ad Almirante, qui si trova l’imbarcadero per l’arcipelago di Bocas del Toro. Appena dieci minuti e la veloce lancia mi porta ad Isla Colon, l’isola principale dell’arcipelago.

 La musica è dappertutto: bar, case, chioschi, tutti ballano e sono sorridenti, l’isola è piccola ed è facile orientarsi. Trovo subito sistemazione in una pousada fronte mare e comincio la passeggiata lungo la via principale dell’isola, ci sono molte agenzie che propongono escursioni nella baia e senza pensarci due volte ne prenoto una per l’indomani. Carico di energie alle dieci del mattino comincio il giro in barca, purtroppo il tempo non promette nulla di buono e comincia a piovere. La navigazione è allietata però da alcuni delfini che ci seguono, fino a quando non arriviamo in una zona piena di mangrovie. Qui con molta fortuna riesco ad intravedere un lamantino, strano e buffo mammifero d’acqua, alcuni bradipi invece si muovono lentamente sugli alberi. La pioggia non vuole andare via ed allora il capitano dirige la barca verso Isla Bastimentos, qui la leggenda narra che sia morto il famoso pirata Morgan dopo aver nascosto i suoi tesori. Arrivo sull’isola tutto bagnato e dopo aver concordato con il capitano l’orario di ripartenza comincio il giro della piccola foresta. Ci sono diversi laghetti che in realtà mi spiegano essere vecchie buche scavate secoli prima dai ricercatori di tesori. La pioggia non vuole andare via e dopo un veloce pranzo ritorno alla spiaggia facendo un pò di snorkeling, nonostante il tempo non bello il fondale regala scorci stupendi, tra i più belli mai visti: coralli, pesci di tutti i colori, conchiglie, stelle e cavallucci marini.

 Rientro ad Isla Colon e dopo un breve riposino arriva la sera, i tanti bar dell’isola propongono musica di tutti i generi e si incontra gente da tutto il mondo: appassionati di diving, surfer o semplicemente backpackers in giro per l’America latina. Bocas del toro è un luogo davvero incantevole, mi pento di aver comprato per domattina il biglietto aereo per Panama city, in poco tempo quest'isola ha conquistato il mio cuore, e fermarmi qualche giorno in più non sarebbe stato male.
Un po’ dispiaciuto mi ritrovo in aeroporto alle ore 5.30 del mattino, il volo della Panama airlines è lì fermo ad aspettarmi, un’ora e trenta minuti ed atterro ad Albrook, l’aeroporto dei voli nazionale. Pochi minuti di taxi ed arrivo alla famosa Cinta Costera, il nuovo lungomare di Panama city. Il governo di Panama con una grande opera di bonifica ha recuperato una parte del lungomare costruendovi: giardini, pista ciclabile ed una tangenziale al fine di alleggerire il traffico cittadino. Il centro della città è diviso in due parti: da un lato la parte storica il Casco Viejo, dall’altro la parte moderna con i futuristici grattacieli incorniciati dalla Cinta Costera. Decido di dedicare la prima tappa alle famose Chiuse di Miraflores, meglio conosciute col nome di Canale di Panama. Restare indifferenti nell’osservare questa grande opera ingegneristica è impossibile, il solo pensiero che qui è transitata la storia mi fa venire i brividi, nell'anno 2014 il Canale ha festeggiato il centenario ed oggi con l’avanzare della tecnologia sta subendo un ampliamento per consentire il passaggio di navi di grossa portata. Resto sugli spalti fermo ed immobile nell'attesa di una nave in transito, finalmente arriva, non è molto grande, ma fa nulla, le chiuse si azionano e tramite un flusso di acqua in entrata o in uscita, l’enorme imbarcazione viene alzata o abbassata al livello giusto per proseguire il viaggio, che spettacolo. La cosa che mi colpisce più di tutto è la lunghezza totale del Canale, circa 80 km, interamente inserito all’interno di un territorio lussureggiante, costituito da foreste e parchi Nazionali, l’impatto ambientale è davvero sorprendente.

Proseguo la visita della città andando al Casco Viejo. Il centro storico si presenta ai miei occhi come uno spaccato di centro latino di inizio novecento, la gran parte degli edifici in stile coloniale non sono solo vecchi, ma anche diroccati e qualcuno è in piedi solo grazie a grosse impalcature di sostegno. Regnano la pulizia e l’ordine, i militari sono presenti quasi ad ogni angolo di strada. Qui il Governo ha stanziato decine di milioni di dollari per il recupero del patrimonio storico edilizio, scelta giusta considerando che il Casco Viejo è il biglietto da visita della capitale. Stanco dall’intensa giornata rientro in hotel e dopo un breve riposino decido di trascorrere la serata al mercato del pesce dove provo un ottimo ceviche. I panamensi sono gente allegra e la musica domina qualunque scena, mi resta ancora da visitare la parte moderna della città, ma domattina parto per le isole San Blas.

 

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