Facebook YouTube Google+ Instagram National geographic
  Photo Gallery
clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire
PANAMA (II PARTE)
08/03/2016
Americhe
Panama



Le isole San Blas, Portobelo e Santa Catalina

E’ l’alba quando il pick up prenotato per le San Blas viene a prendermi. Finalmente, le tanto sognate isole San Blas, stanno per divenire realtà! Il viaggio dura circa tre ore e nell’ultima, molto impegnativa, si attraversa una foresta rigogliosa piena di sali scendi. Ci sono militari sparsi ovunque e fermano il nostro pick up per controllare il bagaglio di tutti. Chiedono anche 20 dollari: siamo in territorio Kuna e se si vuole entrare si deve pagare questa “tassa”. Non c’è altra soluzione, bisogna pagare. Pochi chilometri ed eccomi così all’imbarcadero per le San Blas. Qui trovo Cichi, un giovane Kuna che con la sua veloce lancia mi accompagna ad El Porverin. Questa è l’unica isola che ha un piccolo aeroporto, una base militare e degli alloggi in muratura e anche prezzi onesti ed economici per soggiornare alle isole San Blas. Questo arcipelago è politicamente appartenente a Panama ma, di fatto, sono governate dagli indios Kuna, un popolo indigeno che, fiero e forte delle proprie tradizioni, è riuscito ad ottenere un’autonomia “di fatto” dal governo panamense. A detta dei Kuna le isole che compongono l’arcipelago sono 365, come i giorni dell’anno, anche se tale numero in realtà è poco attendibile e esagerato. Per quel che mi riguarda, poco importa se questo paradiso è costituito da 200 o 300 isole perché la loro bellezza è davvero superlativa! Mare azzurro, spiagge bianche e palme altissime caratterizzano questo scenario paradisiaco. Purtroppo però le San Blas sono un paradiso non solo per i turisti ma anche per i narcotrafficanti perché i militari panamensi possono controllare solo lo spazio marino tra le isole, ma non le isole stesse. E’ per questo che la cocaina colombiana trova rifugio in queste piccole isole, diventando spesso, fonte di reddito per i Kuna stessi. Alle San Blas le giornate scorrono facendo snorkelling e navigando da un isolotto all’altro, tutti con nomi abbastanza bizzarri: Pelicano, PerroPequeno, Perro Grande, ect.

  L’ultimo pomeriggio decido di visitare l’isola meno bella, ma più importante socialmente. Già dal primo impatto la costa piena di rifiuti non lascia presagire nulla di bello, su quest’isola quasi tutte le case sono in muratura e paglia ed i servizi igienici sono all’aperto anche se vi risiede il centro abitato più grande dell’arcipelago, ovvero circa 500 persone. Questa visita è interessante dal punto di vista sociale: le persone mi raccontano che tra loro tutto è deciso in modo democratico e quando una persona commette un illecito è l’assemblea generale, costituita appunto dal popolo, a decidere per alzata di mano il da farsi. Ad un certo punto mi ritrovo di fronte una parte della comunità locale che improvvisa una danza; le donne e gli uomini indossano i costumi tipici ed alla fine sorridenti chiedono l’approvazione di noi pochi spettatori. Felice ed appagato dal mio soggiorno alle San Blas rientro a Panama City per completare il tour della città. Questa volta mi dedico alla visita della parte moderna che è davvero spettacolare, futuristica, con grattacieli incredibili. Su tutti svetta la torre di Donald Trump, molto simile alla famosa vela di Dubai.

A circa un’ora di viaggio dalla capitale sorge la cittadina di Portobelo e, così, con un autobus pubblico arrivo in questa destinazione. Il posto inizialmente mi lascia indifferente perché, a parte gli antichi cannoni spagnoli sulle rovine delle vecchie mura, in apparenza non sembra esserci null’altro. Il governo qui, a differenza del Casco Viejo, non ha speso neanche un dollaro per il recupero del patrimonio storico. Invece poi mi basta camminare un po’ per le sue stradine per scoprire un pueblo ricco di storia, leggende, tesori nascosti e battaglie epocali. Il culto religioso di questo popolo è davvero peculiare: infatti qui il cattolicesimo si fonda con credenze africane, costituendo un mix di culto davvero curioso. Nella chiesa principale della cittadina si trova il famoso Cristo nero, che erge maestoso. A Portobelo si ha sensazione che in ogni stradina, dietro ogni porta si nasconda qualcosa da scoprire: è un puelo davvero bello! Adesso capisco perché Cristoforo Colombo quando entrò per la prima volta nella sua baia esclamò: “Esta bahia es hermosa!”. Storicamente Portobelo è stata covo di pirati per secoli: qui nel 1596 il famoso capitano Francis Drake morì e fu sepolto; nel 1600 la città fu saccheggiata dal famigerato pirata Henry Morgan; nel 1700 fu conquistata dall’ammiraglio inglese Edward Vernon. Ancora oggi Portobelo è il “porto sicuro” dei pirati moderni, ovvero di quelli che attraversano il pericoloso Mar del Caribe, tra Colombia e Panama, alla ricerca di fortuna.

 Durante il tragitto di ritorno da Portobelo, transito velocemente attraverso la pericolosa città di Colon. Sembra di essere in un set cinematografico: le strade sono piene di gente con vistose collane d’oro, musica ad alto volume e sguardi poco raccomandabili. Camminare da soli per queste strade equivale a ricevere una rapina, nelle migliori delle ipotesi! Arrivato al terminal degli autobus di Albrook ne prenoto uno per Santa Catalina, scoprendo però che non esiste il diretto e bisogna cambiare nella cittadina di Sonà. Il viaggio è, quindi, davvero lungo e nel bus, dipinto con colori sgargianti e disegni di vario genere, ribomba per tutto il tempo musica raggeton ad alto volume. Arrivo a destinazione dopo oltre 5, lunghissime, ore. Santa Catalina è un paesino davvero piccolo ed è semplice girarlo a piedi: poche centinaia di metri e si arriva nelle diverse spiagge, tutte lunghe ma soprattutto molto larghe. Incontro un italiano di nome Francesco, proprietario dell'ecolodge Deseo Bamboo, un luogo magico che mi racconta averlo realizzato interamente con le sue forze. Visito il posto e resto folgorato: qui ogni particolare è curato alla perfezione, perfino i letti sono in bamboo! Francesco tra l’altro è anche un ottimo chef, per cui anche il cibo è un vero piacere! Ma Santa Catalina è anche meta di surfisti e, quindi, come non farmi tentare dal cavalcare le sue onde?! D’accordo con Francesco, si va così in spiaggia per noleggiare una tavola. Le onde non sono delle migliori ma mi diverto molto comunque. Il mare, stupendo, è a ridosso di una foresta di palme, e la spiaggia, già di per sé lunga, con la bassa marea diventa lunghissima. Per raggiungere il bagnasciuga, di fatti, si cammina così tanto che, quando si giunge all’acqua e si guarda indietro, si spalancano agli occhi per lo spettacolo incredibile e interminabile! Trascorro la serata al Bamboo Deseo in compagnia di Francesco, con cui è subito sintonia! Ci raccontiamo le nostre storie, accompagnati da aragosta e rum. 

 

A pochi chilometri da Santa Catalina c’è la riserva marina di Coiba, che fino a 20 anni era invece un carcere di massima sicurezza. Coiba è un luogo fuori dal tempo: le spiagge bianchissime, il mare con i colori che sfumano dal turchese al verde, una vegetazione rigogliosa ed un fauna marina impressionante con i suoi delfini, stelle marine, tartarughe e diverse specie di pesci variopinti. Non voglio sembrare scontato o banale ma questa riserva è davvero una delle cose più belle che abbia mai visto! Che dire, è stata la degna conclusione di un viaggio incredibile!
E’ tempo di saluti. Ma cara Panama ti dico solo un arrivederci perchè ti prometto che un giorno tornerò a trovarti. Mi hai lasciato sensazioni particolari, forse perché nelle tue terre vivono una moltitudine di razze diverse e tutti si salutano, tutti sono calmi e la musica è parte del tuo quotidiano tanto che per strada, come nei locali e sugli autobus è presente, qualche volta forse troppo, ma per l’allegra atmosfera che crea, alla fine va bene così! Come tutte i paesi del centro e sud America, purtroppo Panama, anche tu sei corrotta, inquinata e talvolta un po’ “ladra”, ma anche questo ti rende in qualche modo affascinante. E poi per dimenticare i tuoi difetti, basta perdersi tra le tue spiagge, nascondersi nelle tue foreste o magari anche solo osservare la tua gente che cammina per strada gioiosa. Il tuo canale poi, dopo oltre un secolo, è lì che mostra al mondo intero l’apoteosi delle imprese dell’uomo sulla natura e lancia un forte messaggio: si può interagire con la natura senza doverla sempre devastare per forza, basta farlo con intelligenza e rispetto!

 





Resta sempre aggiornato con la Newsletter di Backpacker Adventure.
Contattami per approfondimenti o collaborazioni.