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VADO VERSO IL CAPO 13.000km attraverso l'Africa
03/06/2017



“Prima di questo viaggio l'Africa era la mia amante. Dopo è diventata mia moglie”

Sergio Ramazzotti


Un giorno il direttore di un giornale disse a un suo inviato: “Un'idea eccezionale: parti per l'Africa e l'attraversi con i mezzi pubblici. Facciamo vedere ai nostri lettori cosa significa viaggiare in bus nel Continente Nero, altro che macchine da rally!” L'inviato era Sergio Ramazzotti e credeva di conoscere l'Africa, ma ancora non gli era successo di percorrerne le strade come uno dei suoi tanti abitanti senza mezzi, con una sacca in spalla che contiene tutto il mondo. Un viaggio meraviglioso attraverso il territorio africano negli anni '90, un’avventura durata 50 giorni da Algeri a Città del Capo, attraversando il Sahara senza fuoristrada usando ogni genere di mezzo: bicicletta, camion, treni merci, taxi, furgoni, traghetti o andando a piedi, senza soldi per corrompere le autorità. Nell'universo disgraziato e magico, che via via gli si è aperto dinanzi, ha incontrato derelitti e ricchi trafficanti di diamanti, profughi che vagano da mesi e hanno dimenticato da dove vengono, poveri che si tolgono l'ultimo cibo di bocca per offrirlo, maghi e saltimbanchi, ladri e truffatori, soldati corrotti e onesti, prostitute, mercenari e volontari. Chi ha distrutto la propria vita in questo continente e chi si è rifugiato nei suoi recessi più bui con la speranza di ricostruirla.

"In ognuno di questi luoghi è avvenuto qualcosa che ha cambiato la mia idea di Africa, di amicizia, di uomo, di viaggio, forse anche la mia vita...”
Ramazzotti ci restituisce l'immagine di un continente straordinario ma allo stesso tempo difficile. Lo scrittore racconta questa sua avventura per conoscere un continente dall'interno, insieme ai suoi abitanti e lontano dai percorsi turistici. Non come un africano, sia chiaro: lui, infatti, aveva una disponibilità economica che i locali non possono avere in una vita, e un po' per questo si sente in colpa.
Leggendo questo libro ho rivissuto alcune sensazioni provate nei miei viaggi in Africa: il vuoto del Sahara senza traccia di piste, la polvere del Sahel che penetra ovunque fine come cipria, le tempeste di sabbia, l'ostilità dei gendarmi, l'estenuante burocrazia alle frontiere. Sensazioni elementari e meravigliose, una birra misteriosamente fresca nel deserto, un piatto di riso condito con la sabbia, spiedini di chissà cosa in salsa piccante. Rischiare il linciaggio o trovare accoglienza da sconosciuti che offrono casa e cibo. Zambia, Zimbabwe, Sudafrica: le strade asfaltate, i parchi, ma anche una divisione sociale più netta, perché la povertà genera solidarietà per sopravvivere, il benessere invidie e rancori. La macchina del tempo esiste, ed è in Africa: in un solo giorno precipita indietro di un secolo, in quella che doveva essere anche la vita in Occidente, cento anni fa.


"Quando incontri un profugo la prima cosa che fai è cercare di immaginare i suoi pensieri. Una bus station per te è un luogo di passaggio. Per lui è una casa, e potrebbe esserlo per i prossimi venti minuti o venti giorni o venti mesi. un viaggiatore ha sempre una casa a cui pensare, e per questo prova la sensazione di trovarsi altrove. un profugo è un eterno viaggiatore per il quale il concetto di altrove è inesistente. la sua casa è dove poggia il sedere. Cerca ciò che ha perduto sapendo che la sua ricerca potrebbe durare in eterno. Un profugo non sa che cos'è la nostalgia poiché, per sopravvivere, la sua anima ha disimparato a provare questo sentimento."
Questa come altre considerazioni raccolte in questo racconto di viaggio, aiutano e in certi casi costringono a riflettere, sulla società sul concetto di nord e di sud, sul significato di parole come eguaglianza solidarietà giustizia e corruzione. Credo che Ramazzotti abbia proprio ragione, solo viaggiando dentro un paese condividendo spazio, cibo, condizioni climatiche ed esperienze dettate dalla necessità, si può davvero trasformarlo da fidanzata in moglie.





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