Facebook YouTube Google+ Instagram National geographic
  Photo Gallery
clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire
EAST AFRICA SAFARI (TANZANIA)
05/06/2016
Africa
Tanzania



Oggi la giornata non sembra finire, sono le prime ore del pomeriggio quando arriviamo al molo di Busini, ci aspetta il traghetto che ci porterà dall'altro lato del lago Vittoria. Arriviamo al camp Royal Sunset di Mwanza quando ormai è tarda sera, peccato perché il posto è davvero bello, localizzato direttamente sulle rive del lago. Approffitiamo di un grosso market in centro città per fare una buona scorta di viveri, nei prossimi giorni non avremo possibilità di fare spesa. Il famigerato Serengeti è ormai vicino. Solo pronunciarne il nome suscita in me una forte emozione, di tutti i parchi d’Africa questo è quello che desideravo visitare più di tutti. E' il regno incontrastato dei grandi felini, qui la natura selvaggia regna incontrastata. I suoi public campsite sono completamente aperti, non hanno recinzioni e di notte la probabilità di avere un felino gironzolare a pochi metri dalla tenda è molto alta. Attraversiamo il Ndabaka gate e subito dinanzi ai miei occhi si presenta il famigerato Western corridor: un’immensa pista polverosa di quasi 150 chilometri che termina a Seronera. Pianure che si intervallano a piccole colline, savana brulla che si mescola con alcuni prati verdissimi, durante il tragitto un’immensa mandria di bufali domina la scena, non so quanti siano stati, ma lo spettacolo è davvero incredibile. Arriviamo a Seronera quando è già buio, il camping non è altro che uno spiazzo nel cuore del Serengeti con bagni alla turca e docce con serbatoio.. Trascorriamo la serata intorno al fuoco con Joseph che ci racconta le sue esperienze wild; la notte scende profonda, il buio avvolge il campo, stanco per l'intensa giornata mi chiudo nella tenda.

 
I Masai chiamano il Serengeti la piana infinita, possono trascorrere ore senza avvistare quasi nessun animale, ma poi di colpo essere testimoni di una scena incredibile: un leopardo corre, insegue un'impala, pochi secondi, gli animali spariscono nel bush. E’ la dura legge della savana, la legge della natura selvaggia. Durante il giorno ci spostiamo ed arriviamo, dopo un’intensa giornata, al camping di Lobo, situato su una collina dalla quale si gode di un panorama incredibile. Lobo è un posto fantastico con scenari molto diversi da Seronera, dal camp si possono osservare tanti animali tra cui scimmie, bufali e zebre. Il sole è ancora alto e decidiamo di fare un piccolo game drive nel territorio circostante. Nel bush notiamo un leone, ha il viso stanco, è anziano, porta i segni di grandi battaglie. Con questa scena si chiude la mia esperienza al Serengeti, un parco incredibile nel quale la natura selvaggia regna incontrastata.
La prossima tappa è il lago Natron, gli scatti del fotografo Art Wolfe mi avevano fatto innamorare di questo lago, il particolare colore rosso dell’acqua, era rimasto impresso nella mia mente e volevo guardarlo con i miei occhi. Questa particolarità della natura è data dalla presenza di alcuni minerali che si concentrano in queste acque per l’elevato tasso di evaporazione. Colonie di cianobatteri che hanno pigmenti rossi, donano poi il colore rosso all’acqua creando un incredibile colpo d’occhio. La strada che percorriamo è molto impegnativa, anche Joseph, il nostro driver, non sa quanto tempo ci vorrà per arrivare a destinazione. In alcuni tratti sembra di essere sulla luna, approfittiamo per fare diverse soste immortalando il paesaggio. Sostiamo per pranzo in un villaggio Masai, il capo mi invita nella sua casa spiegandomi, per grandi linee, come si svolge la vita al villaggio. L’interno della casa è completamente buio, ho difficoltà a muovermi, l'unica cosa che riesco a vedere sono dei carboni accesi, mi siedo su un tronco d’albero ed il capo villaggio, orgoglioso, mi mostra alcune ossa di leone, dicendomi che è stato lui ad ucciderlo. L’incontro è davvero interessante, resterei ore ad ascoltare i suoi racconti, ma Joseph viene a chiamarmi dicendo che dobbiamo rimetterci in viaggio.

 
Le mosche sono ovunque ed ogni componente del villaggio se ne porta addosso un numero indefinito. Joseph mi racconta che a causa di ciò molti giovani Masai nella crescita hanno serissimi problemi alla vista. Quest’ultimi, inoltre, sembra che non amino affatto lavarsi e ciò a prescindere dal fatto che l’acqua sia vicina o lontana dal villaggio.
Arriviamo al camp del lago Natron quando ormai è quasi buio e godiamo dello splendido tramonto solo dal finestrino del camion. Il camping, gestito dai Masai, è situato sulla collina dominante del lago Natron. Fa caldo e decido di non montare la tenda, stendo materassino e sacco a pelo direttamente sul prato verde, godendomi il cielo stellato. L’alba sul lago Natron è incredibilmente bella, sono le cinque del mattino quando apro gli occhi, trovo i Masai già pronti per accompagnarmi a visitare il lago. Da lontano ammiro il cono perfetto dell’Ol Doinyo Lengai, la montagna sacra ai Masai, un vulcano ancora attivo. I Masai in periodi di carestie vi si recavano in processione per rendere omaggio a Lengai la divinità che vi abitava. Arriviamo alle rive del lago dopo circa trenta minuti, lungo il tragitto carcasse di animali morti sparsi qui e là, la vita qui nel periodo di siccità deve essere davvero dura. Gli immancabili fenicotteri rosa rendono il paesaggio una cartolina incredibile, peccato non potersi avvicinare molto, le rive del lago sono fangose. Tornati al camping, smontiamo le tende e riprendiamo la strada verso la città di Mto Wa Mbu.

 

Tutta l’area circostante il lago è di fatto governata dai Masai, difatti per uscire bisogna attraversare ben 3 gate, tutti a pagamento. L’ultima tappa di questa incredibile cavalcata africana è arrivata. Come disse un caro amico, non esiste luogo migliore per chiudere un viaggio in Tanzania che non sia il cratere del Ngorongoro. Situato a circa 2400mt slm è una delle meraviglie naturali più belle al mondo. L’escursione termica tra la notte ed il giorno è davvero notevole. Arriviamo al camping Simba che è già buio, montata la tenda, mi ritrovo assieme a tanti altri viaggiatori nella sala comune per la cena.
Trascorro la notte più fredda del viaggio, ma fortunatamente il sacco a pelo fa il suo egregio dovere. La sveglia quest’oggi ha un sapore dolce ed amaro, è l’ultimo game drive di questo entusiasmante tour. Lasciamo il nostro fidato camion 4x4 e con delle jeep a nolo riscendiamo lungo il costone del cratere, arrivando nell’immensa piana di circa 22kmq. La fauna è impressionante, ovunque mi giri ci sono animali, solitari o in gruppo: leoni, sciacalli, ippopotami, zebre, gnu, bufali, elefanti, iene e rapaci. Sembra di essere in un documentario del National Geographic, è un posto unico al mondo. Il bordo del cratere è alto 2300 metri, il fondo, circondato da pareti a strapiombo, 1700 metri. Sulle pareti esterne c’è una fitta foresta, il fondo invece è savana aperta, piena zeppa di animali.

 

Con queste scene si conclude il mio viaggio in Tanzania, epilogo di una grande traversata cominciato un mese fa in Kenia e che mi ha visto attraversare anche Uganda e Rwanda. E’ stato un viaggio nell’Africa della natura più maestosa e strabiliante, un viaggio che non è facile da raccontare, perché suoni, colori, odori e animali vanno sentiti, visti e vissuti. Impossibile descrivere gli spazi, i paesaggi, l’incredibile quantità di scene e di animali visti.





Resta sempre aggiornato con la Newsletter di Backpacker Adventure.
Contattami per approfondimenti o collaborazioni.