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SAFARI AUSTRALE EST (MOZAMBICO)
11/06/2016
Africa
Mozambico



E’ il mio terzo safari overland in Africa, il secondo nell’Africa australe. Mi trovo a Maputo, capitale del Mozambico, città caotica, sospesa tra passato e futuro, povertà e ricchezza improvvisa, arretratezza e tecnologia. La periferia è degradata come quella di tutte le grandi città africane, mentre nel centro si alternano moderni palazzi a casermoni decaduti e villette coloniali. Alloggio nell’ostello Fatima’s, semplice ma ben curato, anche se il muro di cinta è pieno di filo spinato, sembra di essere in una zona militare. Trascorro la prima notte combattendo con zanzare ed altri tipi indecifrati di insetti, fa molto caldo e dormo male, mi sveglio all'alba e con JP, il nostro driver, approfittiamo per organizzare e controllare la cambusa. Maputo offre poco da visitare, ma prima di partire decidiamo di andare alla vecchia stazione dei treni. Una locomotiva risalente al 1900 è messa in bella mostra, ci sono alcune foto affisse al muro che raccontano la storia di quando carovane di schiavi venivano trasportati da un capo all’altro del paese. Scattiamo le foto di rito e ci rimettiamo subito in viaggio. Imbocchiamo la EN1, l’unica strada asfaltata che attraversa il paese da nord a sud. Attraversiamo da subito piccoli villaggi con capanne fatte di fango e paglia; lungo il ciglio della strada tante donne camminano portando sulle spalle il loro bambino e sulla testa un cesto enorme pieno di frutta. Dopo circa sei ore di viaggio arriviamo a Praia do Tofo, un luogo dello spirito e per lo spirito. Il paese è piccolo, una strana sensazione positiva pervade il mio corpo, quella stessa che hai quando pensi di aver raggiunto un luogo magico. La spiaggia è lunghissima, come lunghissime sono le onde dell’oceano indiano che bagnano le sue rive. Qui vive la leggenda dello squalo balena, i locali dicono sia il custode della baia. Il principale centro diving di Tofo organizza l’Ocean Safari, col gruppo prenotiamo subito nella speranza di vedere le balene. La partenza è direttamente dalla spiaggia con un enorme gommone, facciamo poche centinaia di metri ed in lontananza avvistiamo subito una balena. Come fulmini ci dirigiamo nella sua direzione, ma nulla da fare quando arriviamo sul luogo la balena è scomparsa. Ci muoviamo per altre due ore nella vana speranza di rivederla, ma purtroppo resterà solo quella visione sbiadita. Troppo veloce la mia visita a Tofo, avrei voluto trascorrere un giorno in più, lascio questo luogo con la romantica immagine di quella balena. 

 

La EN1 che da Tofo porta a Vilankulos è piena di buche grosse come crateri, si stagliano sull’asfalto improvvisamente, costringendoci ad andare a non più di trenta chilometri orari. Il nostro 4x4 si destreggia bene, lungo la strada incrociamo solo grossi fuoristrada, corriere stracariche di persone e che in alcuni trasportano anche bestiame e frutta. Ad ogni fermata veniamo assaliti da bambini, spuntano dal nulla e per pochi soldi ci offrono frutta fresca e anacardi. Un cartello ci avverte che stiamo attraversando il Tropico del Capricorno, sui lati della strada una rigogliosa foresta pluviale rende lo scenario degno della location di un film di avventura. Poco tempo dopo siamo a Vilankulos, qui il tempo sembra essersi fermato, le case sono fatte di fango e fieno, non c’è acqua potabile, l’energia elettrica è disponibile solo nel centro del paese e nei camping per turisti. E’ un villaggio di pescatori e come a Tofo la spiaggia è il punto più bello ed interessante. La balena qui non c’è, ma in compenso tantissimi pescatori rendono la spiaggia incredibilmente viva a tutte le ore. Il famoso arcipelago di Bazaruto con le sue acque cristalline sorge a poche miglia dalla costa. Montate le tende decidiamo di fermarci per due notti, voglio godermi questo luogo e non fare lo stesso errore di Tofo. Organizzo due escursioni in barca, la prima è a Magaruti, piccola isola dell’arcipelago, localizzata proprio di fronte a Vilankulos. Con una barca a motore in poche decine di minuti siamo sull’isola, la marea è bassa, scendiamo lontano dall’isola raggiungendola poi a piedi. Una lunga spiaggia bianca incorniciata da palme crea un'atmosfera tipica dei caraibi. Aironi, piccoli uccellini dal becco lungo e cormorani sono fermi sulla lunga striscia di sabbia bagnata alla ricerca di qualche preda. Ci sono scogli dove dicono sia bello fare snorkeling, ma noi ci perdiamo passeggiando sulla spiaggia ad ammirare il paesaggio e la natura incontaminata.Torniamo verso la barca dove ci aspettano i barcaioli che hanno preparato un pranzo a base di granchi, insalata e arance tagliate a spicchi.

 Per conoscere bene un luogo, viverlo appieno, a volte bisogna fare piccoli sacrifici, come quello di alzarsi prima dell'alba. Questa mattina la sveglia suona alle ore 4.30 è ancora buio quando metto la testa fuori dalla tenda, il gallo ancora non ha cantato. Mi vesto velocemente, prendo la macchina fotografica e dopo poche centinaia di metri sono in spiaggia. Sento un vociare, sono i pescatori appena rientrati da mare, il sole si erge timidamente, con i suoi raggi illumina la spiaggia, adesso tutto è più nitido: barche, uomini e donne, alcuni cani e soprattutto tante reti sulla sabbia piene zeppe di pesce. E’ un’alba incredibilmente bella, fatta di tanta semplicità e genuinità che solo chi vive in una città di mare può capire appieno. Il mio sguardo si perde all’orizzonte, mentre il sole lentamente continua ad alzarsi, le luci diventano sempre più forti e la scena cambia continuamente. Prima di rientrare al camping mi fermo accanto ad una barca, compriamo dei granchi ed alcuni pesci con ldea di farli alla brace stasera.

 

Dopo colazione siamo nuovamente pronti per la seconda escursione, questa volta a Ilha Bazaruto. L’isola è formata da grandi dune di sabbia dorata create dal vento che soffia costante dall’oceano indiano; all'interno laghi di acqua dolce e vegetazione bassa. Il mare è semplicemente fantastico, uno dei più belli mai visti, ricco di fauna marina e dal colore azzurro con sfumature di turchese. Passiamo l’intera giornata facendo snorkeling e salendo sulla cresta della duna principale dalla quale si gode di un panorama meraviglioso. L’ultima sera a Vilankulos è una di quelle che difficilmente dimentichi: granchi e pesce alla brace, cielo stellato, il dolce suono delle onde del mare ed una birra fresca in compagni di tanti amici.  

Lasciamo Vilankulos e adesso la EN1 è diventata davvero una pista da slalom, le buche o meglio le voragini non si contano. JP, il nostro driver impreca continuamente perché per evitare una buca ne prende un’altra. La polizia ci sconsiglia di continuare lungo la EN1, pare ci siano dei disordini tra la popolazione, ci invitano a deviare verso l'interno e pernottare nel parco nazionale di Gorongosa. Quest’ultimo non era nei miei programmi poiché non offre molto dal punto di vista faunistico, arriviamo comunque nel primo pomeriggio in tempo utile per poter effettuare un game drive, non possiamo farlo col nostro 4x4 ma ci obbligano a noleggiare una jeep. Decidiamo di rilassarci e sfruttare il tempo per rilassarci e fare un po’ di bucato. La strada per Ilha de Mozambico è ancora lunga, tanto lunga che un altro giorno di viaggio non basta per arrivarci. Dopo dodici ore di viaggio arriviamo nella città di Mocuba, stremati dal caldo e dalla pessima strada, ci sistemiamo in una delle poche squallide pensioni della città. E’ un posto losco, ma non c’è alternativa. La sveglia suona presto e dopo una veloce colazione riprendiamo il cammino verso Ilha de Mozambico. Lungo la strada si intravedono nuovamente tanti villaggi, capanne fatte con fango e paglia e gente che cammina sotto un sole cocente. Questa persone ti fanno capire davvero il senso profondo del lavoro e cosa vuol dire coltivare la terra: farsi ore di strada a piedi o in corriera, per raggiungere il villaggio più vicino e sperare di vendere i frutti del proprio lavoro. 

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