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SAFARI AUSTRALE EST (MOZAMBICO, MALAWI)
12/06/2016
Africa
Mozambico, Malawi



Situata a 3 Km dalla terra ferma e unita alla stessa da un ponte, Ilha de Mozambico non è un’isola come le altre. Dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Unesco nel 1991 è stata prima capitale del Paese ed a lei si deve il nome Mozambico. La leggenda narra che quando l’esploratore Vasco de Gama vi arrivò nel 1498 interrogando il signore locale questo disse di chiamarsi “Mussa Bin Iki” o “Mussa al Ambiki”: da lì “Ilha de Moussambiki” e quindi “Ilha de Moçambique”, cioè “Isola di Mozambico”.
Visitare questa magica isola, decantata da pittori e artisti, significa immergersi in un mondo magico se si accetta di perdersi nei suoi vicoli e nella sua atmosfera coloniale che sa di oriente ed occidente. L’isola è di religione musulmana divisa in due zone: la prima è la Città di Pietra situata a nord, che detiene un indiscusso fascino decadente con i suoi palazzi colorati memori del glorioso passato coloniale; la seconda è la Città Makuti situata a sud, il cuore pulsante dell’isola, la zona più povera, fatte di capanne di paglia ed in cui vive la maggior parte degli abitanti dell’isola.

 

La vita ad Ilha comincia presto, alle prime luci dell’alba la gente è già tutta per strada. Apro  gli occhi alle 4.30 del mattino, è ancora buio quando mi incammino per i suoi vicoli, in pochi minuti arrivo alla spiaggia principale; sembra di essere in un teatro a cielo aperto, ci sono bambini che giocano, donne che vendono frutta e verdura, uomini che tornano dal mare con barche stracolme di pesce. Guardo l’orologio e noto che sono appena le 6.00 del mattino. Mi mescolo tra la gente, siedo su un muretto e li osservo, lì osservo ridere, scherzare, qualcuno litigare, ci sono bambini che piangono. osservo la vita che scorre. Ritorno alla pousada e sono appena le otto del mattino, faccio una buona colazione, voglio girare a piedi tutta l'isola. Visito dapprima l’antico palazzo del governatore, oggi museo, e tutta la zona della Città di Pietra. Gironzolare per le sue infinite stradine, ricche di colori ed odori, colpisce la mente ed il cuore. Chiedo ad una famiglia di entrare nella loro casa, acconsentono con un sorriso. La casa è piccola, le mura sono di fango, il tetto in lamiera ed i materassi sono posizionati direttamente per terra. L’energia elettrica è data da un generatore comune che alimenta tutto il quartiere e soprattutto funziona solo ad orari prestabiliti. Il bagno è un buco nella terra chiuso da quattro lamiere posizionato appena fuori dell’abitazione. Ilha è uno di quei luoghi che emanano un’energia particolare, tanto forte che non può lasciare indifferente neanche la persona più fredda al mondo.
Lasciamo l’isola e ci dirigiamo verso ovest, verso il Malawi, ma ancora una volta nonostante maciniamo centinaia di chilometri ed ore chiusi nel nostro 4x4, non riusciamo ad arrivare al confine. I primi 500 chilometri sono di strada asfaltata, ma dopo la città di Malewa, diventa una pista polverosa e dissestata. E' ormai buio quando arriviamo a Cuamba, ci sistemiamo con le nostre tende nell'unico camping della città.
Finalmente ci siamo, cominciamo a percorrere l'ultimo tratto di pista, quello che porta al confine col Malawi. Sembra la scena di un documentario di Salgado: la terra è rossa che più rossa non si può, numerosi villaggi si susseguono uno dietro l’altro, immersi in una realtà rurale priva di ogni forma di turismo. Chiedo a JP di fare una sosta, voglio visitare un villaggio e parlare con la gente che abita qui. Le donne mi fanno vedere che l'unica fonte di acqua è un pozzo fatto costruire dal governo del Mozambico, i bambini vanno a scuola a piedi, nell’unica situata a venti chilometri dal villaggio, i mariti lavorano in città a Cuamba e ci vanno con un pick up che fa da taxi raccogliendo le persone che vivono nei diversi villaggi. Le donne in Mozambico sono davvero eccezionali, hanno un portamento elegante, nonostante i chili che spesso portano sulla testa e sulla schiena, se le guardi loro non abbassano mai lo sguardo. In quegli occhi sembra di leggere una sfida, o forse è più corretto dire, una dignità che raramente ho incontrato in donne di altri paesi.

 

Lasciamo il villaggio, stiamo per lasciare il Mozambico, passano pochi chilometri ed ecco arrivare col Malawi. Più che una frontiera è un avamposto desertico ad esclusivo servizio delle popolazioni dei villaggi, i militari sembrano infatti stupiti di vederci. Sono le undici del mattino e con nostra sorpresa ci dicono che per entrare in Malawi, da pochi giorni è diventato obbligatorio fare un visto di 75 dollari! Inizialmente crediamo che sia uno squallido modo dei militari per chiederci soldi, ma poi scopriamo che è tutto vero e dobbiamo pagare. Il Malawi è uno stato molto piccolo, ma contrariamente a quanto si possa pensare è densamente popolato, considerato che è un terzo della superficie dell’Italia conta circa dieci milioni di abitanti. La polizia è molto presente, veniamo fermati diverse volte, ma a differenza del Mozambico ci lasciano passare senza chiedere “mancie”. Lungo la strada che ci separa dal parco Liwonde non troviamo nessun market, riusciamo a comprare solo qualche tanica di acqua, ma fortunatamente abbiamo scorte di cibo a sufficienza. Arrivati all’ingresso del parco ci spiegano che per raggiungere il camping dobbiamo percorrere altri 28 chilometri all’interno del parco. Ci impieghiamo due ore perché, fermandoci ogni volta vediamo un animale. Il camping Muuv è molto bello, sorge direttamente lungo le rive del fiume Shire, i ranger ci avvisano subito che elefanti e ippopotami la notte si possono aggirare tra le tende. Approfitto per organizzare alla reception il boat drive per il mattino successivo e il game drive per il pomeriggio.

 
Il giro in barca mi ricorda molto quello fatto al Murchison Falls in Uganda. Protagonisti indiscussi sono ippopotami, coccodrilli, elefanti e centinaia di specie di uccelli. Sembra che gli animali vivano tutti in armonia tra loro, ognuno occupa il proprio spazio, nessuno invade quello dell’altro. Contrariamente ai safari in jeep dove c’è parecchio rumore, un sacco di polvere e il panorama scorre veloce, in barca tutto è più lento e calmo. Sembra di stare seduti sul divano davanti ad un bellissimo documentario, sono ore piacevoli nelle quali ti accorgi di quanto basta poco per essere contenti. Il game drive pomeridiano offre scorci diversi, non ci sono felini, il parco infatti è in fase di ripopolamento.
Riprendiamo il nostro viaggio verso quella che è la località più famosa sul lago Malawi: Cape Maclear. Questo centro è situato all'estremità della penisola di Nankumba, già all'interno del parco nazionale del Lago Malawi. L’escursione in barca in questo famoso lago è imperdibile, basti pensare solo che buona parte dei pesciolini dei nostri acquari provengono da qui è incredibile. Fino a qualche anno fa, tuffandosi in queste acque c’era il rischio di prendere la bilharziosi, una malattia parassitaria tropicale causata da vermi platelminti. Oggi grazie ad un progetto di bonifica che il Malawi ha effettuato in collaborazione con il Canada, questo pericolo per buona parte del lago è eliminato. A qualche miglia dalla costa di Cape Maclear ci sono alcune piccole isole, regno incontrastato delle fish eagle, le aquile pescatrici. Il nostro barcaiolo ci dice che l'aquila viene chiamata anche Timekeeper, guardiano del tempo, quando emette il suo richiamo l’orologio è sempre intorno allo scoccare della nuova ora. Già munito di esche il nostro barcaiolo, lancia in acqua i pesci morti, richiamando le aquile e imitandone il verso. i rapaci si fiondano come missili e con la loro infallibile vista agguantano il facile pasto con gli artigli. E’ uno spettacolo entusiasmante.


Rientriamo al camping in tempo per godere l’ennesimo tramonto e farci un giro nel villaggio di Cape Maclear. I bambini, ma non solo, ci accolgono con calorosi saluti e ci danno il benvenuto con grandi sorrisi. Per cena decidiamo di assaggiare un po’ di cucina locale e la scelta cade sul pesce. La tavola viene imbandita col chambo, servito intero e cucinato alla griglia, dal sapore simile ad un’orata e il kampango, un grande pesce gatto, servito fritto. Questa ahimè è l’ultima cena in questo piccolo, ma meraviglioso paese, poco tempo sicuramente per conoscerlo bene, ma a sufficienza per capire che il Malawi è diverso dagli altri paesi africani. Purtroppo rispetto ai suoi vicini questo stato ricco di pesce e di gente sorridente non attira molti turisti. Ma vale davvero la pena visitarlo non a caso è chiamato anche The warm earth of Africa e non solo per il clima.

  



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