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PATAGONIA (PARTE I)
05/08/2016
Americhe
Argentina, Cile



Volevo andarci, vederla con i miei occhi e viverla con le mie gambe, dormire in tenda per sentire sotto la schiena le vibrazioni di una terra mai doma. Volevo andare in Patagonia! La terra che ha fatto innamorare tanti viaggiaotori, esploratori, alpinisti e scrittori di tutto il mondo. Il suo clima è unico, indecifrabile. Puoi svegliarti con un sole cocente e cominciare a fare trekking in pantaloni corti e t-shirt, ma poi di colpo vedere il cielo oscurarsi e trovarti in mezzo alla neve con tanto vento da rendere difficoltoso anche il cammino. In Patagonia il clima viene definito eccezionale quando è bello, normale quando piove o tira vento. Il vento è costante dal Pacifico all’Atlantico. L’aria umida del Pacifico si sposta, quindi, verso l’Atlantico e crea abbondanti precipitazioni sul Cile, generando i grandi ghiacciai dello Hielo; va poi in caduta verso la pampa patagonica e diviene sempre più secca fino a generare un clima ventoso e desertico.
La mia grande avventura parte da Ushuaia, la Fin del mundo, come recita il cartellone di benvenuto in aeroporto. La fase di atterraggio è tra le più belle che abbia mai fatto: l’aereo arriva vicinissimo, quasi a sfiorare le montagne, che hanno tutte le cime innevate. Sotto c’è il Canale di Beagle, ma ecco che poi, come per magia, appare la pista d’atterraggio.


Ushuaia sorge dove un tempo vivevano gli indigeni Yahgan. Ancora oggi, arrivando in aereo, si possono distinguere tracce della loro passata presenza, come i pozzi circolari o i monti formati dalle conchiglie vuote dei molluschi, che gli indigeni mangiavano in grandi quantità. La RN3, la Ruta National 3 termina qui, con un cartello che recita: “Strada terminata. Fine del mondo”. L’ultimo pezzo di terra prima del mare è il Parco Nazionale Tierra del Fuego.
Il tempo non è clemente, anzi oggi nevica, ma questo rende lo scenario ancora più bello. La Baia Lapataia sembra un luogo incantato, dove la natura selvaggia regna incontrastata. Dopo l’escursione al parco rientro in città e colgo l’occasione per fare un giro lungo la strada principale, piena di negozi di souvenir o di abbigliamento tecnico di montagna. Il porto turistico è a due passi e così ne approfitto per fare l’escursione in catamarano lungo il canale Beagle. Il tempo è piuttosto grigio ed il mare si increspa sempre di più man mano che ci si allontana dalla costa. Le cime innevate delle montagne ed il mare mosso regalano un’atmosfera degna di un film d’autore; il vento, anche se debole, è sempre presente. Su una piccola isola ci sono leoni marini, cormorani ed altri uccelli. Navighiamo fino al faro del “Fin del Mundo” ma il mare, sempre più agitato, fa decidere al comandante di rientrare in porto anzitempo. Peccato! Mi sarebbe piaciuto vedere la famosa Pinguinera, dove risiede una delle colonie più grandi dei pinguini di Magellano. Il mio breve soggiorno ad Ushuaia è così terminato. Adesso è tempo di scaldare i muscoli e partire per il grande trekking al parco del Paine. Rientro per l’ultima volta in hostel dagli amici Teodoro e Maria che, come cena di arrivederci, ci hanno preparato la famosa Centolla, il granchio di dimensioni giganti che esiste solo qui in Patagonia. Una vera bontà per il palato!

 
Sono le 4.30 del mattino quando suona la sveglia, anche oggi piove e tira vento. Ancora sonnolente, richiudo lo zaino e attendo il pulmino che mi accompagnerà fino alla città di Rio Grande. Dopo aver attraversato le montagne che racchiudono Ushuaia, la strada diventa una lunga e dritta lingua d’asfalto: su ambo i lati una sconfinata pianura e in cielo non c’è più una nuvola. E’ circa mezzogiorno quando l’autobus pubblico ferma alla frontiera di San Sebastian, sono al confine col Cile. Controlli severissimi alla dogana ci fanno perdere molto tempo. La strada per Puerto Natales, tappa finale della giornata, è ancora lunga. Trascorre un’altra ora di viaggio ed arriviamo al famoso Stretto di Magellano, un canale naturale di circa 600 km. Un'enorme chiatta, in soli venti minuti, ci accompagna dall'altro lato dello stretto, la Tierra del Fuego è alle nostre spalle. Riprendiamo la strada e, dopo ben tre ore di viaggio, arriviamo alla meta finale della tappa odierna, Puerto Natales.

Si dice che la Patagonia sia uno stato d’animo e non un luogo, e io credo proprio che sia vero. Si percepisce fortemente il legame con la terra e, anche se ci sono cittadine moderne, si ha veramente la sensazione di essere in un luogo straordinario. Puerto Natales è una piccola città ben organizzata, la gente è cordiale e gentile. Da qui partono quasi tutti i trekking per il Paine, uno dei più bei parchi del Cile, considerato, a giusta ragione, l’ottava meraviglia naturale del mondo. Il parco è situato su un fondovalle praticamente al livello del mare ed è abitato da guanacos, volpi, condor e aquile; qui si trovano picchi rocciosi alti più di 3.000 metri, laghi azzurrissimi, cascate e torrenti impetuosi.
Arriviamo al molo del lago Pehoe nelle prime ore del pomeriggio, da qui parte l’imbarcazione che accompagna i visitatori al camp Paine Grande. Purtroppo l’unico traghetto parte alle 18 e allora, nell’attesa, decido di fare un piccolo giro intorno al molo, scoprendo un’immensa cascata che si riversa nel lago creando paesaggi incredibili. Il posto è meraviglioso ed il camping è attrezzato con bagni e sala comune. Sistemo la tenda in un enorme spazio verde, di fronte i meravigliosi Cuernos.

 La prima notte in tenda trascorre serena e, anche se fa freddo, il sacco a pelo mi tiene caldo. Le prime luci dell’alba filtrano attraverso la tenda, apro la cerniera, dinanzi a me il cielo si presenta completamente limpido, vento leggero e temperatura perfetta. Non potevo chiedere di meglio! Comincio il trekking verso il ghiacciaio Grey, godendo appieno degli splendidi paesaggi. Il percorso non è impegnativo, decido quindi di spingermi oltre il mirador classico e arrivo a ridosso del ghiacciaio posto circa ad un’ora di cammino dopo il camp Grey. La vista sul ghiacciaio è superlativa, resto immobile a godere lo spettacolo di Madre Natura pensando che in fondo non c’è nulla di più nobile e bello che sentirsi inermi di fronte a tanta bellezza! La Patagonia è davvero una terra straordinaria dove regna la natura selvaggia, dove la vegetazione è bassa, il vento soffia forte e costante e gli animali vivono nel loro habitat naturale senza essere disturbati. Dormire in tenda ai piedi dei Cuernos è un’esperienza stupenda, sono nel mio sacco a pelo ed il vento fa sentire forte la sua presenza. Trascorsa la notte ripartiamo presto per l'accampamento italiano. Arriviamo che sono appena le 11.30 e decidiamo di montare subito le tende prima di ripartire verso la Valle Francès. La giornata è splendida, il sole ci regala viste fantastiche del lago Nordenskjold.

 Il cammino verso la Valle Frances è meraviglioso: ovunque mi giro, vedo montagne con creste vertiginose, ghiacciai e torrenti, insomma la natura esplode in tutta la sua bellezza. Effettuiamo la salita senza zaino e questo ci aiuta moltissimo. Attraversiamo un bosco fiabesco con immensi alberi di acero; l’ultimo tratto che porta all’ennesimo mirador è molto ripido, ma mai tanta fatica fu premiata con tanta bellezza! La vista a 360° è impareggiabile, i maggiori picchi del Paine sono in bella vista. Ridiscendo a valle con passo lento, voglio gustarmi il panorama, dopo qualche ora sono nuovamente alla Valle Frances, resto immobile a contemplare la natura. Sono avvolto da una sensazione quasi mistica, non riesco a descrivere a parole la bellezza di questo luogo. L'accampamento non ha docce, nessun servizio, solo alcuni bagni alla turca. 

Smontiamo nuovamente le tende ripartendo per il camping Las Torres, ultima tappa del trekking. La distanza questa volta è davvero notevole, ovvero circa 19km, considerato che dovremo camminare con gli zaini a pieno carico. Arriviamo a destinazione dopo ben 7 ore, stanchi ma contenti.
Il grande giorno è arrivato, sono curioso di osservare da vicino le famigerate tre Torri del Paine. La lunga salita si snoda dapprima lungo un canyon, dove si trova l'accampamento cileno, poi si prosegue verso il belvedere del Salto Grande, la poderosa cascata che sembra sgorgare direttamente dalle viscere delle Torri. Nuvole di tempesta sembrano minacciare la visione delle torri, ma questo sembra solo aggiungere fascino e suggestione prima della lunga salita al mirador Paine.

Sono da solo, seguo il mio percorso mentale per godere, in questa totale solitudine, l’incomparabile spettacolo della natura. La cattedrale di Madre Natura sembra chiamarmi in preghiera: di colpo le nuvole, come per magia, si dissolvono completamente, il lago color verde turchese completa la cornice da cartolina. Sono commosso da tanta bellezza! 

E' con quest'immagine che lascio il parco Torres del Paine, certo ormai che la Patagonia ha conquistato il mio cuore e stregato la mia anima.

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