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CUBA (I PARTE)
15/10/2016
Americhe
Cuba



L'Avana e Camaguey

Cuba. L’isola dalle spiagge bianche e dal mare turchese, del rum e dei mojitos, dei sigari e della salsa. La moneta a Cuba è doppia: il Cuc, o Pesos Convertibile, riservato quasi esclusivamente ai turisti ed ai resort; ed il Pesos, utilizzato dalla popolazione. Per rendere l’idea della differenza tra le due monete basti pensare che un Cuc vale circa 25 Pesos.
E’ l’agosto del 2009, le porte d’uscita dell’aeroporto di L’Avana danno la sensazione di entrare in un forno ad alta temperatura: caldo soffocante e nuvoloni neri creati dallo smog degli enormi tubi di scarico delle vecchie macchine americane, contribuiscono a rendere l’aria ancora più pesante. Le strade che dall’aeroporto portano al centro di L’Avana sono piene di carretti, biciclette e buche, la segnaletica stradale è praticamente inesistente. L’autista del taxi mi spiega che la causa è l’uragano del 2008 che avendo attraversato l'intera isola ha portato via praticamente tutto. Arrivo nel quartiere Vedado, alloggio in una casa particular, una sorta di b&b alla cubana. La casa particular rispetto al b&b, prevede che in casa c’è anche il proprietario con la propria famiglia ed i servizi, spesso, sono in comune.
La mia prima tappa è il Malecon, lo stupendo lungomare di L'Avana, qui sorge il famoso hotel Internacional, che fino agli anni cinquanta ha ospitato personaggi famosi. Timidamente varco la soglia d’entrata dell’hotel e mi siedo sulla terrazza vista mare, gustandomi una birra gelata. Lascio la mente vagare, le enormi foto appese nella hall riportano alle sfarzose feste della mafia degli anni 30’, il famoso Al Capone ha soggiornato qui ripetute volte.

 
Il fascino di L’Avana comincia a conquistarmi, l'Habana Vieja dista pochi chilometri dal Malecon e decido di andarci a piedi. Il sole è ancora alto e forte, ma non importa, voglio vivermi questa città attraverso le sue strade, inebriate, si fa per dire, dall’odore pungente del carburante. All'inizio può essere fastidioso ma poi, tutti i giorni, sembra quasi far da naturale contorno alla stupenda decadenza della città.
Le piazze principali della città sono tre, tutte bellissime: in Plaza de la Catedral si erge maestosa la Catedral de San Cristobal de la Habana con i due campanili di altezza diversa, in una stradina a lato di Plaza Vieja si trova la famosa Bodeguita del medio. Locale storico dove Ernest Emingway, nel periodo in cui era a Cuba, era solito prendere quotidianamente il Mojito. Il locale è strapieno di gente, ma impossibile essere qui e non fermarsi per un po’. Camminare per le strade di L’Avana è davvero entusiasmante, le persone sembrano essersi fermate a decine di anni addietro. L’embargo e la poco conoscenza di quello che succedeva e succede nel mondo ha portato Cuba ed i cubani a vivere nel loro mondo, contribuendo a creare un’aria mista tra malinconia e patriottismo.
Non posso lasciare L’Avana senza andare al mare, la spiaggia più importante della città, dista circa 25 km dal centro città ed è Playa de l'Este. Molti dicono che qui il mare non sia bellissimo, ma appena arrivato devo ricredermi ed anche se la spiaggia è stracolma di gente, il colore dell’acqua è di un verde turchese visto poche volte. Trascorro la giornata oziando e soprattutto guardandomi intorno, ci sono tantissimi cubani e mi piace osservarli gustandomi una bella grigliata di pesce, accompagnata dalla Cerveza Nacional, la mitica Cristal.

 
Lascio L’Avana con un autobus sgangherato ed in poche ore sono a Varadero, la capitale del turismo di massa. Ho deciso di soggiornare due notti in questo luogo per osservare con i miei occhi questa luogo. Varadero è la meta cubana preferita da molti turisti europei che trascorrono la loro vacanza rinchiudendosi in un resort, spesso a cinque stelle, facendo poi un’escursione organizzata nel centro di L’Avana. A Varadero tutto è ovattato, il turista vive in una bolla di sapone, pensando di assaporare il vero spirito cubano ed invece si confronta con una realtà artefatta, creata apposta per lui.
Un mare meraviglioso non basta a lasciare in me un bel ricordo di questo posto. E’ tarda sera quando arrivo al terminal degli autobus di Viazul, sono pronto a partire per Camaguey, prossima tappa del mio viaggio. Pensavo di fare un viaggio in autobus tranquillo e silenzioso, ma purtroppo due ragazzi cubani pensano bene di tenere la loro radiolina con volume a palla. Dopo qualche invito educato, i due non fanno nulla e la voce viene abbassata solo quando mi incazzo davvero.
Sono le cinque del mattino, l’autobus ferma nel terminal della stazione di Camaguey. Assonnato e stordito per il viaggio, non proprio riposante, mi metto subito in marcia per trovare una sistemazione. Busso alla porta di alcune case particular, ma è troppo presto. Siedo sul marciapiede con il mio zaino, aspetto che la città lentamente si svegli. Vedo passare un uomo su di un carretto, quest’ultimo lascia un sacchetto con zucchero, sale, riso e uova fuori la porta di ogni abitazione. Mi spiegheranno poi che fa parte del piano economico di Fidel: assicurare a tutta la popolazione il cibo. Finalmente una signora apre la porta di casa, mi accoglie un sorriso meraviglioso. Scopro che la signora è innamorata dell’Italia, in pochi minuti mi invita a fare colazione sulla sua terrazza, dalla quale godo di una vista spettacolare sull’intera città.

 
Curioso mi butto subito tra le strade di Camaguey. Trovo subito la famosa piazza dove ci sono delle statue in metallo, fatte da un artista locale, che rappresentano scene di vita comune come ad esempio delle donne sedute a chiacchierare, oppure un uomo che legge il giornale sulla panchina. La cosa curiosa è che i modelli delle statue sono stati gli stessi abitanti di Camaguey. Come a L’Avana anche qui c’è un bar storico, si chiama El cambio, non posso esimermi dal provare un altro mojito e stare qualche ora ad osservare la gente che passa. La città è davvero bella, mi colpisce il grande ordine che c’è in giro, la musica è ovunque e moltissimi gruppi di musicisti suonano e cantano per strada.
Questa è la Cuba che cercavo! Osservo il paesaggio intorno alla città, è assolutamente selvaggio: cavalli, maiali, carri trainati da buoi, mucche e altri animali sono sulla carreggiata assieme alle automobili. Il bello è che, o per capacità degli autisti o per spiccato senso di urbanizzazione delle bestie, non succedono quasi mai incidenti. Un nuovo viaggio in autobus, di circa quattro ore, mi porta ad Holguin, sorridente cittadina della costa sud occidentale di Cuba. Ho deciso di trascorrere una notte qui per spezzare il lungo viaggio verso Santiago.





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