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CUBA (II PARTE)
28/10/2016
Americhe
Cuba



Santiago e la costa sud

Parto da Holguin con la mente piena di immagini e ricordi di quanto vissuto finora in grande avventura cubana. Poche ore di viaggio e l’ennesimo autobus mi lascia a Santiago, il vero cuore di Cuba.
Arrivo nel Parque Cespedes: alcuni musicisti suonano, molte persone ballano, altri giocano a domino e dama, molti altri semplicemente oziano. Santiago è una città che fin da subito non lascia indifferenti, ha una propria identità. Qui tutto è cadenzato dalla musica, dall’allegria e dall’improvvisazione. Sistemo le mie cose in una delle solite case particular ed in pochi minuti sono giù per strada a conoscere la città. La casa di Diego Velasquez, il più antico palazzo di Cuba, purtroppo è chiuso al pubblico. Guardo sulla mappa ed in pochi minuti a piedi sono al Museo Municipal Bacardi, qui è raccontata la storia della famosa famiglia Bacardi, fondatrice dell'omonimo marchio. esiliata a Porto Rico durante il periodo castrista. 

 
Camminare per Santiago è davvero entusiasmante, le strade sono un teatro a cielo aperto, e ad ogni angolo può capitare di assistere a scene inedite. Ascolto dei canti, in verità più vicini a lamenti, incuriosito giro l’angolo di strada e trovo delle persone riunite in una casa che stanno praticando su una donna un rito religioso, non capisco bene di cosa si tratti, ma l’immagine è molto forte. Qui il cattolicesimo e le credenze africane si sono fuse, dando vita ad una religione molto particolare. Resto fermo per qualche istante, poi per rispetto vado via.
Adesso voglio passare qualche giorno al mare ed oziare placidamente nelle cristalline acque cubane. A pochi chilometri dal centro città si trova la famosa spiaggia di Sybonal. Il posto in verità mi delude, trovo tanti italiani in pensione che dividono il loro anno tra lunghi mesi in Italia e lunghi mesi a Cuba, il mare inoltre non è eccezionale. Dopo due giorni di assoluto far niente decido di riprendere lentamente il viaggio verso L’Avana.
Trinidad, città patrimonio Unesco è la mia prossima tappa. Famosa per le sue stradine acciottolate e le case colorate è una città imperdibile in un viaggio a Cuba. Stop obbligatorio alla Canchanchara, storico locale in cui è stata creata l’omonima bevanda a base di rum, miele e limone. I jineteros qui sono davvero aggressivi, molti chiedono penne, quaderni e sapone, ma la cosa fastidiosa è che in verità non ne hanno realmente bisogno, sono abituati a farlo, per poi rivendere quando racimolato. La vita si sviluppa intorno alla calle 54 dove c’è il Bulevar ed il parco centrale Josè Martì.

Trinidad è una cittadina che colpisce, non solo e non tanto per il fatto di essersi conservata in piena atmosfera coloniale, con case colorate e conventi bianchi, quanto per l'aria che vi si respira. La sera, tutto il paese si riversa nel parco Josè Martì dove si tengono concerti dal vivo ed ovviamente si balla. L’allegria e la salsa cubana qui sono davvero contagiose. Playa Ancon è la spiaggia più vicina, dista appena dieci minuti in auto dal centro città, e per arrivarci bisogna passare attraverso una serie di lagune a livello della strada, posti incontaminati dove i famosi granchi rossi si riproducono. Lungo la strada infatti è facile trovare questi simpatici crostacei che tentano di attraversarla, alcuni purtroppo vengono uccisi dai pneumatici delle auto, altri fortunatamente riescono a compiere indenni il “lungo viaggio”.
L’ultima tappa del viaggio sarà la Valle de Vinales, ma prima decido di visitare Cienfuegos, la “Perla del Sur”. Affacciata su di una baia risulta essere una delle città più accoglienti di Cuba e uno dei principali poli industriali. Il cuore della città è il solito parco José Marti, al centro della piazza la sua statua in marmo, circondata da edifici e monumenti. Gli edifici da visitare in città sono tantissimi, dal teatro Tomas Terry in stile coloniale spagnolo, alla Catedral de la Purisima Concepcion e la Casa de la Cultura Benjamin Duarte. Soggiorno solo per una notte, tempo necessario per visitarla e per capire quanto di Cuba questa città ha davvero poco.

 
Finalmente Vinales, un luogo incredibile dove la mente è libera di spaziare attraverso i suoi pinnacoli, li vedi ergersi uno dietro l’altro creando un paesaggio quasi surreale. Qui si coltiva il miglior tabacco del mondo, i famosi Coiba e Montecristo nascono proprio da questa terra. Affacciato alla finestra della mia casa particular, sono completamente circondato da piantagioni di tabacco e caffè, in pochi minuti a piedi raggiungo la casa di un campesino. Lo vedo salire su un albero, prende due noci di cocco e col machete le lavora inserendo del rhum bianco. Bevi Amico mio, esclama il campesino. Entro nel giardino di casa ed il campesino mi fa accomodare facendomi sedere su una sedia a dondolo. In pochi minuti conosco tutta la sua famiglia. Sorseggiando il cocco al rhum il campesino mi spiega tutto il procedimento per la coltivazione del tabacco. Possiede 26 ettari ma può tenere per se soltanto il 10% del prodotto, la restante parte va alle maggiori case di produzione di sigari. Dopo la breve chiacchierata siamo a cavallo, perdendoci per oltre due ore nell’immensa piana di Vinales. La notte oramai è arrivata, il sentiero è visibile solo grazie alla luna che ci fa strada, nessuno parla, qualsiasi parola in questo momento risulterebbe superflua. La mia mente vaga ancora di più di quanto non stia facendo io, emozionandomi e sentendomi vivo come non mai. Lo sguardo si perde nell’immensità di questi pinnacoli, la luna illumina tutta la valle, vige un’atmosfera magica. Resto fermo, immobile a contemplare questa natura incredibile.


Eccola Cuba, dopo tre settimane passate a conoscerla, ma soprattutto cercare di capirla, arrivo alla conclusione che è un po’ come una medaglia dalla doppia faccia, una realtà complessa e contraddittoria dove, sotto lo splendore del turismo occidentale, si nasconde una lotta impari per arrivare a fine mese e cercare di vivere nel modo più dignitoso possibile. Se si esce dai percorsi turistici e si entra nella vera vita cubana, è facile rendersi conto di come la rivoluzione ha portato un’arretratezza non solo economica ma anche culturale. Qui quasi tutti girano in bicicletta o su carretti tirati da asini, e se non hai neanche quelli ti metti sul bordo della strada chiedendo un passaggio alle auto che passano. Le auto sono di proprietà del governo, quindi prima o poi qualcuno che abbia posto libero sarà obbligato a darti un passaggio, magari sistemandoti sul cassone, che borbottando nella sua nuvola di gas di scarico, si rimette in moto facendo slalom tra le grandi buche del manto stradale.





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