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PERCY HARRISON FAWCETT
28/08/2014



Percy Harrison Fawcett è la versione inglese del celebre Indiana Jones: immaginiamocelo altrettanto spericolato, ma baffuto e con l'elmetto. All'inizio del Novecento, questa ex spia, per conto del governo di Sua Maestà, si trasforma in un eccezionale esploratore e compie una serie di incredibili spedizioni nel cuore dell'Amazzonia, ossessionato dalla ricerca dei resti di una civiltà sconosciuta, per secoli identificata con il mitico El Dorado. Si imbatte in tribù armate di frecce avvelenate, combatte contro coccodrilli, giaguari, piranha, anaconda e insetti mortali. Nel 1925, durante l'ultima missione, scompare e, da lì in avanti, non si avranno più sue notizie. Molte spedizioni si sono susseguite, invano, alla ricerca dei suoi resti e sono molti gli esploratori che hanno donato la propria vita alla foresta amazzonica, nella vana ricerca di avere notizie del grande esploratore. Percy Fawcett nacque il 18 agosto 1867 nella cittadina di Torquay in Inghilterra, all’età di 19 anni ricevette un incarico nella Royal Artillery e prestò servizio a Ceylon, dove incontrò la moglie Nina Agnes Paterson, dalla quale ebbe 2 figli Jack e Brian. La svolta nella sua vita fu nel 1901 quando Percy entrò a far parte della Royal Geographic Society per poter studiare topografia e cartografia. In seguito infatti lavorò per il servizio segreto britannico in nord Africa con compiti di topografo. E’ del 1906 la prima spedizione di Fawcett in America del sud quando, all'età di 39 anni, si recò in Brasile per mappare una parte di giungla al confine tra Brasile ed Argentina, per conto della RGS. Durante un'altra spedizione nel 1907, Fawcett disse di aver sparato ad una anaconda gigante di 19 metri, dichiarazione che gli valse però lo scherno della comunità scientifica.

Svolse altre spedizioni, tra il 1908 ed il 1924, recandosi in diversi punti della foresta amazzonica. Proprio in base alla sua ricca esperienza in ricerca documentaria, Pearcy formulò le proprie ipotesi circa la "Città perduta di nome Z". Scoppiata poi la prima guerra mondiale, tornò in Inghilterra per il servizio militare, arruolandosi volontario nel gruppo delle Fiandre, comandando una brigata di artiglieria nonostante avesse quasi 50 anni! Dopo la guerra tornò in Brasile per effettuare studi di zoologia ed archeologia e nel 1925, grazie al finanziamento di un gruppo di Londra chiamato Glove, ritornò in Brasile col primogenito Jack ed un suo amico. Era la sua spedizione! La tanto voluta e cercata esplorazione che aveva come obiettivo primario quello di trovare la città perduta di Z. Aveva studiato le antiche leggende e i documenti storici e si era convinto dell'esistenza di una città perduta da qualche parte nel Mato Grosso in Brasile. Pearcy lasciò detto che, se la spedizione non fosse tornata, non dovevano essere organizzate spedizioni di recupero: la sua non fu tracotanza. Infatti aveva una lunga esperienza di viaggio con bagagli a mano, cibo in scatola, latte condensato, armi, razzi ed ovviamente un sestante ed un cronometro per calcolare la propria posizione. I suoi compagni erano stati scelti per la salute, l'abilità e la lealtà verso gli altri: il suo primogenito Jack Fawcett ed il suo caro amico Raleigh Rimmell. Aveva voluto solo 2 compagni di viaggio per poter viaggiare leggeri, cercando di nascondersi dalle tribù che, in alcuni casi, erano ostili verso gli esploratori.

Molte di quelle tribù allora non avevano ancora avuto contatti con i bianchi. E’ il 20 aprile 1925 quando parte quella che si rivelerà l'ultima spedizione alla ricerca della città perduta di Z. È il 29 maggio quando viene scritta la lettera destinata alla moglie, dove Fawcett racconta di essere in procinto di entrare in territori inesplorati. Nella sua ultima avventura fu accompagnato anche da due lavoratori brasiliani, due cavalli, otto muli e un paio di cani. Dopo questa lettera non ci furono mai più sue notizie. Si disse che dopo aver attraversato il fiume Xingu, un affluente del Rio delle Amazzoni, gli indiani locali (i Kalapalo) li abbiano uccisi. I due ragazzi erano zoppi e malati quando furono visti per l'ultima volta, ma non vi sono mai state prove certe che siano stati uccisi.

Nei decenni seguenti, vari gruppi organizzarono spedizioni alla ricerca del Colonnello, tutte senza risultato. Una delle prime spedizione fu guidata dall'esploratore statunitense Miller Dyott; poi negli anni sessanta l'esploratore danese Falk Renne si avventurò in Mato Grosso ed in un libro del 1991 scrisse di aver conosciuto il destino di Fawcett da Orlando Villa Boas. Riportò di aver parlato con uno dei suoi assassini: si narra infatti che la spedizione, dopo aver avuto un incidente sul fiume, abbia perso buona parte dei regali che dovevano portare agli Indios e, dato che i componenti della spedizione erano tutti più o meno gravemente feriti, i Kalapalo decisero di ucciderli. I corpi di Jack Fawcett e Raleigh Rimmell furono gettati nel fiume, mentre quello del colonnello Fawcett, considerato un anziano e quindi importante, ricevette una sepoltura. Nel 1998 l'esploratore inglese Benedict Allen ribaltò la storia di Villa Boas riportando in una intervista alla BBC che le ossa ritrovate 45 anni prima non erano quelle di Fawcett. Ancora nel 2005 il giornalista del The New Yorker, David Grann, visitò i Kalapalo, scoprendo che si erano tramandati una tradizione orale riguardante Fawcett, uno dei primi bianchi che la tribù avesse mai visto. Secondo questa tradizione orale Fawcett ed il suo gruppo avevano abitato nel villaggio ed erano ripartiti verso est. Si narra che i Kalapalo avvisarono Fawcett di non viaggiare in quella direzione, perché sarebbero stati uccisi dai "feroci indiani" che occupavano il territorio, ma lui incurante dei consigli insistette per partire. I Kalapalo videro il fumo del fuoco da campo ogni sera per cinque giorni prima della sparizione, poi nessuna notizia. Oggi dopo quasi un secolo dalla sua scomparsa ancora non si hanno notizie certe sulla morte del Colonnello, ma soprattutto nel corso dei decenni è cresciuto il mito Fawcett. La sua fama sarebbe stata ben più grande se solo fosse riuscito a trovare la città perduta di Z! C’è da dire, in tale direzione, che i segni di grandi civiltà vissute nella foresta amazzonica oggi sono comprovate, grazie alle immagini dei satelliti che hanno consentito di potere mappare una parte del territorio esplorato da Fawcett e scoperto i resti di una antica civiltà sepolta dalla vegetazione della foresta.

Vi lascio una considerazione di natura personale: guardo a Fawcett come ad uno dei più grandi esploratori mai esistiti e la sua grandezza va misurata attraverso le condizioni ostili nelle quali ha viaggiato. La foresta amazzonica è il luogo più impervio del mondo, dove animali ed insetti di tutti i tipi padroneggiano, mettendo chiunque si addentri in quegli spazi lontani dalle dimensioni del noto, in una situazione di disagio fisico e psichico.
Chiudo con un estratto della lettera che il Colonnello inviò al figlio in partenza:


"Non dimenticarti mai, ometto coraggioso Mamma e Papà credono in te. Sii coraggioso come un leone, e generoso nel ricambiare. Pronto a combattere e nemico dei torti. Non dimenticare mai che sei un gentiluomo e la paura non ti toccherà. La vita è breve, il mondo è grande e noi non siamo che una piccola onda in un enorme mare. Goditi la vita al meglio che puoi, ogni cosa è tesoro. Ma non dimenticare mai che sei un gentiluomo".





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