Quaderni di viaggio

L'enorme Rio Napo, i riti sciamanici e Iquitos

Con l’aiuto degli indios ripariamo la canoa e proseguiamo la navigazione fino alla Laguna Garzacocha. Un luogo avvolto dalla nebbia, bellissimo ed al tempo stesso spettrale, con tante isolette di palme da laguna e diversi fiori che si specchiano nelle acque scure, intorno a noi il silenzio assoluto, solo Braulio attira la nostra attenzione dicendoci che ci troviamo in una zona infestata dai caimani e soprattutto ad alto rischio malarico. I viveri di scorta sono quasi finiti e per mangiare dobbiamo procurarci il cibo da soli, quindi esco con la guida a pescare. A volte la necessità fa miracoli, metto un piccolo pezzo di formaggio indurito nell’amo e lo lancio nell’acqua di circa 2 metri. Dopo poco sento subito movimento attorno all’amo, allora è vero i pesci ci sono! Trascorre un po’ di tempo ed il filo diventa teso…uno strattone! Do qualche metro di filo, tiro, l’adrenalina è alta, sento il peso e la disperazione del pesce nel filo. Sono molto agitato, ma non posso fallire. Penti mi dice che è il momento giusto per tirare, comincia il tira e molla e sento piano piano che comincia ad essere stanco, ecco il colpo di grazia e con un colpo secco tiro su il filo e con esso anche il pesce. La felicità mi assale, posso pescare, so pescare, così semplicemente con un filo e un amo artigianale. Montiamo le tende in un anfratto tra gli alberi e le zanzare al tramonto arrivano puntuali, la paura è tanta. Il nervosismo per i continui morsi di zanzare mi fa commettere un grave errore, ho lasciato la tenda leggermente aperta! Questa disattenzione mi costerà cara, rientrato dopo cena trovo formiche e zanzare dappertutto, comincia allora una guerra senza precedenti tra me ed i miei ospiti. Ci vorrà più di un’ora per debellarle, 2 maglie inzuppate d’acqua, 1 autan completo consumato e tanto fumo (serve per allontanare gli insetti) che nella tenda sembrava di essere avvolti nella nebbia. Sono esausto, cerco di dormire con una maglia sulla bocca per respirare meno fumo, ma passo la notte insonne nonostante la forte stanchezza. In un attimo è già l’alba, sento rumori dalle tende vicine, i miei compagni cominciano a prepararsi ed io anche se navigazione sono distrutto mi faccio forza ed esco dalla tenda. Ripartiamo, questa volta verso Nuevo Rocafuerte. È l’ultima sul Rio Yasunì, arriveremo al confine col Perù dove incomincia il Rio Napo. A Nuevo Rocafuerte, villaggio di confine, semideserto, andiamo alla stazione di polizia per la registrazione dei passaporti, nel frattempo i portatori comprano un maiale, lo ammazzano e lo preparano per la cottura. Stasera si fa la festa di addio, loro torneranno a Coca mentre noi proseguiamo la nostra avventura in Perù. Nel pomeriggio con la barca attraversiamo il fiume fino alla riva opposta e montiamo le tende su una grande spiaggia. In un attimo si scatena un grande temporale, con tuoni e fulmini e si alza un forte vento. La spiaggia si allaga e noi, ritirate le tende, cerchiamo un riparo nel villaggio. Sono gentilissimi e ci mettono a disposizione una casa vuota, viene trasferito lì anche il maiale e qualcuno va nella bottega per comprare birra e vino per tutti a volontà. La serata è commovente, dopo circa 15 giorni lasciamo i nostri amici indios che ci hanno accompagnato in questa magica avventura. Abbiamo condiviso una parte importante, se pur breve, della nostra vita ed è anche grazie a loro se siamo riusciti ad uscire indenni dalla selva. Adesso ci aspetta l’amazzonia peruviana.

L'enorme Rio Napo, i riti sciamanici e Iquitos la città immersa nella foresta

Il primo materasso dopo tanto tempo mi coccola a tal punto che quasi non vuole lasciarmi andare via. Sono le prime luci dell’alba e dalle finestre entrano i primi bagliori, è una strana sensazione perché è il primo giorno dopo tanti in cui non devo smontare la tenda. Stiamo per lasciare l'Ecuador ed entrare in Perù, sta per cominciare la seconda parte della spedizione. Prepariamo gli zaini ed eccoci catapultati al controllo di polizia dove espletiamo velocemente le formalità doganali ecuadoregne, i militari guardandoci dicono SUERTE AMIGOS. Con la nostra lancia lasciamo l'avamposto militare di Nuevo Rocafuerte e ci dirigiamo verso il confine peruviano caricando anche un militare e sua moglie. Navighiamo verso nord lungo il Rio Aguarico, qui c'è il Destacamento di Pantoja, vera e propria sede della frontiera, piena zeppa di militari e con pochi e sparuti abitanti. Ci timbrano velocemente i passaporti e dopo due ore di navigazione arriviamo al villaggio di Tempestad dove campeggiamo di fronte ad una comunità indios Quechua.

Lo scenario peruviano è completamente diverso dall’Ecuador. Il Rio Napo è un fiume enorme rispetto a quelli della selva ecuadoregna ed anche il colore della sabbia è diverso, non più giallo ma nero. La navigazione oggi scorre veloce e la lancia taglia le calme acque del fiume quasi fosse una lama di coltello. Oramai è quasi il tramonto quando arriviamo alla comunità Auchiri dove sappiamo che il capo villaggio è uno sciamano. L’incontro è emozionante, i suoi occhi emanano un’energia particolare. Ci sediamo in terra con lui e ci chiede se qualcuno vuole partecipare al rito sciamanico dell’ayahuasca. Senza pensarci due volte mi faccio avanti ed ecco che lo sciamano, dopo aver intonato un rito propiziatorio, inizia con un collaboratore a pulire lentamente, quasi un’ora, le radici della pianta. I rami, tagliati in pezzi non più lunghi di 20/30 cm, vengono poi messi all’interno di un enorme pentolone pieno di acqua e fatti bollire per quasi due ore e mezzo, fino quando questa non sarà tutta evaporata (una cinquantina di litri). Il risultato è una specie di liquido leggermente denso e color caramello. Inizia il rito vero e proprio e lo sciamano, coadiuvato da un ragazzo che suona un piccolo flauto ricavato da ossa di aquila, intona una canzone infinita, scuotendo un mazzo di foglie secche che sfregando una sull’altra creano un suono leggermente gracchiante. Un tamburello di pelle di capra, martellato con ossa di aquila-arpia segna il ritmo. Lo stesso sciamano fuma delle sigarette propiziatorie (le vedremo poi al mercato di Iquitos) e invocando chissà quale divinità, soffia il fumo dentro piccoli bicchieri. In un unico sorso bevo velocemente la pozione, il sapore è amaro, sa di radice, leggermente calda. In una ventina di minuti, iniziano gli effetti, più o meno devastanti. Sensazioni stranissime, spersonalizzazione, vomito, dolori addominali, la mente che vola, immagini allucinanti e allucinate, sdoppiamento della personalità, i miei pensieri corrono impazziti all’interno del cervello, il tutto accompagnato da un forte sottofondo, la musica dello sciamano. Avverto che sono legato ad essa, quasi fosse un cordone ombelicale, ma non posso staccarmi da essa, senza cadrei nell’oblio. Le immagini si susseguono nella mia mente, belle, brutte, ma tutto è molto forte. La guida dello sciamano è vitale, sento che ho bisogno di lui per tornare indietro, ed ecco che vedo una mano tesa verso di me, una voce urla TORNA.

Non so quanto sia durato il tutto ma ad un certo punto quando riapro gli occhi, sono steso a terra pancia all’aria, i miei compagni intorno e di fronte a me il cielo illuminato da una miriade di stelle. Sono stanco, molto stanco e d’improvviso ho sonno, lo sciamano continua a cantare, ma stavolta è un canto diverso, la sua voce è soave, morbida, quasi ad accompagnarmi di nuovo in un altro viaggio, ma stavolta più sereno e tranquillo, quello del sonno. Quando riapro gli occhi al mio risveglio ritrovo il sole con un forte caldo. Ci rimettiamo subito in navigazione e dopo alcune ore siamo a Curaray, base militare e tappa obbligata dove si fanno rivedere i documenti. Proseguiamo lentamente la navigazione fino al tramonto e sostiamo per la notte su una spiaggia lungo il fiume. È un’alba particolare quella di oggi, torneremo alla civiltà. Arriveremo infatti ad Iquitos una città con mezzo milione di abitanti, nel mezzo della foresta amazzonica e soprattutto con la particolarità di essere l’unica città al mondo raggiungibile solo tramite aereo o fiume, non esistono strade di collegamento via terra. Si parte! La navigazione procede veloce e l’aria risulta fresca, quasi fredda, il letto del fiume è perfettamente liscio, e dopo alcune ore arriviamo a Mazan, piccola cittadina incastrata in un’ansa del Rio Napo. Scendiamo dalla lancia e, a bordo dei famosi e fumosi tuc tuc, raggiungiamo via terra Indiana, un’altra cittadina a pochi chilometri di distanza da Mazan, che si trova sul Rio delle Amazzoni. In questo punto i due fiumi quasi si sfiorano e si risparmiano numerose ore di navigazione, infatti riprendiamo una lancia e da Indiana in 30 minuti siamo finalmente ad Iquitos. Siamo di nuovo nella civiltà!

E’ una sensazione strana, quella che mi avvolge. Riavere contatti col mondo moderno quasi non mi piace, essere stato in isolamento per tutti questi giorni mi ha cambiato, ho quasi perso quell’occidentalismo che mi sono portato addosso per oltre 30 anni. Le mie giornate sono state scandite dal ritmo della natura, dormire quando è buio, svegliarsi quando è l'alba e lavarsi nel fiume, usando come specchio il suo letto, ti riconducono ad una dimensione primordiale e naturale. Non ho voglia di riaccendere il cellulare, nè di leggere le mail o peggio di guardare la tv. Poso lo zaino in albergo ed esco subito a gironzolare per la città cercando di incrociare gli sguardi delle persone. Rimbombano nella mia mente le parole di Mauro Burzio “Cari amici non sapete la fortuna che avete...siete stati baciati da Dio per aver avuto l’opportunità di conoscere i meandri della foresta amazzonica, ma al contempo sarete due volte benedetti da Dio se ne uscirete fuori vivi e senza ferite”. La notte scende presto e dopo una ricca doccia rigenerante mi ritrovo col team per la cena e pianificare il proseguo della spedizione. Prima di proseguire verso Angamos, avamposto militare sul Rio Javarì, abbiamo una giornata libera che dedichiamo alla visita di Iquitos e del suo famoso mercato di Belen.

Iquitos viene chiamata anche la Venezia del Sudamerica ma nessun accostamento è mai così azzardato! Il suo colorato mercato è un mix di stregonerie e cianfrusaglie di tutti i tipi, qui si trova di tutto: pozioni magiche, ayahuasca, liquori con zampe di giaguaro, strani pesci di fiume, piranha e tutto quello che non è immaginabile. Purtroppo nascosti in diversi angoli delle strade, troviamo anche delinquenti che tentano di vendere illegalmente bradipi ed altre specie protette. La giornata di relax volge al termine, la visita al mercato mi ha regalato un’esperienza molto forte ma è tempo di ripensare al proseguo della spedizione.

Domani ci aspetta un aereo bielica dell’aviazione militare peruviana che ci porterà ad Angamos. Da qui ci imbarcheremo su piccole canoe per navigare lungo il Rio Galvez alla ricerca degli uomini giaguaro,i Matsès. Sono le 6 del mattino quando arriva il pick up che ci porta al piccolo aeroporto della città, pesano tutti i bagagli, compreso le persone, il bielica è di soli 10 posti! In pochi minuti siamo in volo e l’emozione che provo è immensa, guardo dal minuscolo finestrino dell’aereo e vedo solo una enorme, infinita distesa verde, intervallata da una miriade di corsi d’acqua di colore marrone, è la grande foresta amazzonia, il polmone del pianeta terra!

Dopo circa 30 minuti cominciamo a scendere di quota, ma dal finestrino osservo sempre e solo foresta verde, siamo quasi a terra quando noto che lo scenario non cambia minimamente…cazzo stiamo atterrando sugli alberi grido a voce alta! In un attimo l’aereo tocca terra ed in pochi secondi si arresta. Non posso credere ai miei occhi la pista di atterraggio altro non è che uno spiazzo di circa 200mt nel mezzo della foresta! Siamo ad Angamos.

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