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Partenza dall'Italia con volo intercontinentale per Ulanbaatar. Pasti e pernottamento a bordo.
Arrivo all'aeroporto di Ulaanbaatar, assistenza del nostro personale per il disbrigo delle pratiche doganali e trasferimento in hotel.
Al mattino si parte presto in direzione sud ovest percorrendo una buona strada asfaltata transitando prima per le Dune di Elsiin tasarkhai. Questo complesso di dune si estende per 80 km di lunghezza e cinque di larghezza, L’area è circondata da montagne granitiche, verdi prati e vegetazione
Oggi è una tappa di spostamento, si percorreranno 400 km costeggiando la catena montuosa più lunga della Mongolia, gli Altai e si entrerà nel deserto del Gobi. Sistemazione in un hotel locale.
Oggi attraversiamo il deserto del Gobi nord occidentale sino all’arrivo nella citta di Altai capoluogo della regione del Gobi Altai, dove la catena montuosa degli Altai incontra e confonde il deserto rendendolo incerto nel suo incedere tra il vuoto e il pieno. Arrivati ad Altai si potrà visitare il mercato locale con le sue caratteristiche mototaxi. 400 km, Pernottamento in Hotel.
La mattina si parte per la città di Khovd, capoluogo dell'omonima regione, che fa da confine sud occidentale, fra i mongoli Khalkh e le diverse minoranze etniche che vivono nelle tre regioni più a ponente. Prima di arrivare in città a circa si devia a sud per un escursione all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell’Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune meravigliose pitture che risalgono al Paleolitico (da 12.000 a 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Nel tardo pomeriggio si raggiunge la città di Altai, capoluogo dell’omonima regione. Sistemazione in un hotel locale 280 km
Si lascia la città Khovd, per seguire la spettacolare strada che porta al capoluogo del Bayan Ulgii, che dista da Ulaanbaatar circa 2000 km. Pernottamento presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale.
Si dedicano le giornate ad ammirare le gare di abilità e velocità del contesto. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. E’ molto particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. E’ un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa.
La seconda giornata del Golden Eagle Festival a Ulgii si apre nel cuore delle montagne dell’Altai, dove l’adrenalina prende il posto della parata cerimoniale del primo giorno. Il momento più atteso vede i maestosi predatori messi alla prova nella loro capacità di riconoscere e raggiungere il proprio padrone da grandi altezze. Mentre il cacciatore attende a valle al galoppo, l’aquila viene liberata dalla cima di un picco roccioso e deve planare con precisione millimetrica per posarsi sul braccio protetto dal guanto di cuoio. È uno spettacolo di pura intesa ancestrale, dove il silenzio della steppa è rotto solo dal grido del richiamo e dal possente fruscio delle ali che fendono l’aria gelida. Il programma prosegue poi con un'esplosione di vigore fisico attraverso i giochi tradizionali kazaki che trasformano l’arena in un turbine di polvere e destrezza. Si assiste al Kyz Kuar, la suggestiva e scherzosa caccia alla ragazza dove i cavalieri si inseguono a tutta velocità, e al Kukbar, la contesa per la pelle di capra che mette a dura prova la forza e la resistenza di cavalli e uomini. Tra una gara e l’altra, la folla si perde tra i colori vivaci dei costumi ricamati e i profumi intensi della cucina locale, creando un’atmosfera di festa che unisce le generazioni e celebra un’identità rimasta intatta nei secoli. Con il calare del sole dietro le vette innevate, il festival giunge al suo culmine con la proclamazione del miglior cacciatore. La cerimonia di premiazione non è solo un atto formale, ma un riconoscimento solenne della simbiosi tra l'uomo e il rapace, sancendo la fine di due giorni intensi in cui il tempo sembra essersi fermato per onorare una delle tradizioni più antiche e affascinanti del patrimonio mongolo.
Partenza per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova a 1435 mt sul livello del mare ed ha una superficie di 290 kmq. Arrivati in città, pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan o simile; si percorrono circa 300 km, non asfaltati
inizia l’affascinante percorso verso est: la capitale dista da qui circa 1500 km. La meta di oggi è Tosontsengel, una lunga tappa di circa 500 km che impegna per l’intera giornata; arrivati, si alloggia presso un hotel locale.
Il percorso da Tosontsengel verso il Lago Terkhin Tsagaan Nuur attraversa il settore nord-occidentale dei Monti Khangai, seguendo un asse che collega la provincia dello Zavkhan con quella dell'Arkhangai. L'elemento orografico dominante è il Passo Solongot, un valico situato a circa 2.600 metri sul livello del mare lungo lo spartiacque della catena dei Tarvagatai. In ottobre, questa sezione risente del clima continentale estremo, con temperature che scendono regolarmente sotto lo zero e possibili precipitazioni nevose che condizionano la viabilità dei versanti, caratterizzati da una copertura di larici (Larix sibirica) che in questo periodo completa la fase di ingiallimento e caduta degli aghi. Superato il valico, la rotta scende verso l'altopiano dell'Arkhangai, un territorio definito da ampie vallate fluviali e terreni influenzati da permafrost discontinuo. Dal punto di vista archeologico e topografico, l'area è punteggiata da numerosi siti dell'Età del Bronzo, tra cui complessi di pietre del cervo situati in corrispondenza di antichi corridoi migratori. Ad ottobre, la densità antropica diminuisce sensibilmente poiché le comunità nomadi hanno già completato la transumanza verso i pascoli invernali (övöljöö), situati in aree più riparate dai venti settentrionali.
Il percorso si snoda dal bacino del Lago Terkhiin Tsagaan Nuur, situato a circa 2.060 metri di quota, procedendo verso est attraverso l'altopiano vulcanico di Tariat. La morfologia iniziale è dominata dalle estese colate di basalto del vulcano Khorgo, che hanno modellato l'idrografia locale sbarrando il corso del fiume Terkhiin. In ottobre, l'area risente di un marcato calo termico dovuto all'inversione termica tipica delle conche endoreiche, con il terreno caratterizzato da permafrost discontinuo che inizia a consolidarsi. La vegetazione di larici sui versanti settentrionali dei rilievi circostanti completa la fase di senescenza fogliare, mentre le praterie alpine assumono una colorazione bruna uniforme a causa del regime di scarse precipitazioni autunnali.
La rotta prosegue verso sud-est seguendo il sistema di valli che incide la sezione centrale dei Monti Khangai, perdendo gradualmente altitudine verso il bacino idrografico del fiume Tamir. Il passaggio dai rilievi granitici e metamorfici dell'Arkhangai alle pianure alluvionali della Valle dell'Orkhon segna una transizione ecologica e climatica significativa. Ad ottobre, l'influenza dell'anticiclone siberiano stabilizza l'atmosfera, garantendo una visibilità elevata sulle ampie terrazze fluviali. Il paesaggio della steppa si presenta privo della copertura erbacea estiva, mettendo in risalto i processi di erosione eolica e la struttura geologica dei terrazzamenti che delimitano il corso dell'Orkhon, il fiume più lungo della Mongolia. Si dormirà nel dormitorio del piccolo monastero.
Il tragitto da Kharkhorin verso la capitale Ulaanbaatar si sviluppa in direzione nord-est, abbandonando il bacino del fiume Orkhon per attraversare le vaste ondulazioni della steppa centrale mongola. Il percorso segue l'asse viario principale che taglia trasversalmente la provincia del Töv, caratterizzata da un'altitudine media costante tra i 1.300 e i 1.600 metri. In ottobre, la regione è soggetta all'instaurarsi dell'anticiclone siberiano, che determina condizioni di estrema aridità atmosferica e una sbiaditura della copertura vegetale; le distese erbose, dominate da specie xerofite, appaiono completamente disseccate e virano verso tonalità grigio-brunastre, mentre i suoli bruni della steppa si presentano induriti dai primi cicli di gelo notturno.
Circa a metà del percorso, la morfologia del terreno è interrotta dal complesso dunale di Elsen Tasarkhai, una striscia di sabbia che si estende per circa 80 chilometri lungo il margine dei monti Khögnö Khan. Questo sito rappresenta un'enclave geologica particolare, dove i processi di erosione eolica hanno accumulato sedimenti sabbiosi su un substrato granitico. In questo periodo dell'anno, il contrasto termico tra le sabbie e le formazioni rocciose circostanti è accentuato, e la rada vegetazione di arbusti e salici nani lungo i margini dei piccoli specchi d'acqua stagionali ha ormai perso l'apparato fogliare. La visibilità è generalmente eccellente grazie alla scarsa umidità, permettendo di osservare le linee di cresta dei rilievi granitici che emergono bruscamente dalla piana.
Rientro in Italia secondo il piano voli. Arrivderci alla prossima avventura!